L’azione criminale a Dolo non è stata un’improvvisazione, ma il frutto di una pianificazione estremamente dettagliata. Il commando ha sfondato l’ingresso dello stabilimento Prada utilizzando alcuni veicoli, un metodo che denota una preparazione logistica e la disponibilità di mezzi adeguati. Ma la vera astuzia dei malviventi si è manifestata nella fase di ostacolo all’intervento delle forze dell’ordine. Per guadagnare tempo prezioso e rendere impossibile l’arrivo immediato di vigilanza e carabinieri, il gruppo ha posizionato strategicamente furgoni e auto rubate lungo le vie di accesso allo stabilimento.
Questa manovra ha bloccato di fatto ogni tentativo di avvicinamento con i mezzi, costringendo i militari, una volta giunti sul posto, a proseguire a piedi. Un ritardo cruciale che ha permesso ai ladri di completare il furto e darsi alla fuga indisturbati. L’utilizzo di veicoli come “arieti” e come barriere stradali indica una banda di professionisti esperti, capaci di anticipare le contromisure e di agire con una freddezza impressionante. La scena del crimine, con i veicoli incendiati o abbandonati e l’ingresso forzato, dipinge il quadro di un’operazione eseguita con la massima determinazione e cinismo.
Con il calare del silenzio sulla scena del crimine, si è aperta la fase cruciale delle indagini condotte dai Carabinieri del comando provinciale. Gli investigatori dell’Arma hanno immediatamente acquisito le immagini della videosorveglianza, sia quelle interne allo stabilimento Prada che quelle esterne, provenienti da telecamere di sicurezza pubbliche e private disseminate lungo il probabile percorso di fuga. Questi filmati rappresentano un elemento fondamentale per ricostruire l’identità dei malviventi, i loro mezzi e i movimenti del commando, sia prima che durante e dopo il colpo.
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