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Guerra in Iran: Trump valuta la mobilitazione di soldati | Scoppia il dibattito sul diritto internazionale

L’escalation del conflitto e le prime reazioniLa tensione in Medio Oriente raggiunge un nuovo picco. Il 19 marzo 2026, si registra un drammatico attacco in Israele: un uomo è stato ucciso a Sharon da un missile a frammentazione lanciato dall’Iran. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato su X che il confronto è entrato in una “nuova fase”, invocando il “occhio per occhio” contro attacchi alle infrastrutture energetiche. Ha avvertito che l’Iran, una volta risvegliato, “scatenerà una tempesta”.

Gli Stati Uniti stanno valutando mosse significative. Reuters ha riportato che il presidente Trump considera l’invio di migliaia di soldati. Il Pentagono si prepara a chiedere al Congresso 200 miliardi di dollari per sostenere le operazioni. L’impatto economico è già palpabile: attività sospese negli impianti gas di Abu Dhabi, provocando una immediata impennata del prezzo del greggio, segnalando profonda instabilità globale.

Il dibattito sul diritto internazionale e la posizione europea

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Di fronte all’escalation, la comunità internazionale cerca di definire la propria posizione. L’alto rappresentante UE, Kaja Kallas, ha espresso chiara preoccupazione, affermando che “non c’è una base di diritto internazionale per la guerra in Iran”. Kallas ha sottolineato che l’uso della forza è giustificato solo per autodifesa o tramite una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, condizioni che al momento non sussistono. Questa mancanza porta i Paesi dell’Unione Europea a non avere alcuna intenzione di entrare nel conflitto.

Durante l’ultimo consiglio Esteri, molti ministri hanno evidenziato di non essere stati consultati riguardo l’inizio del conflitto. Alcuni hanno persino rivelato tentativi di convincere le parti a desistere. La posizione europea si concentra sulla diplomazia e sul rispetto del diritto internazionale, distinguendosi da azioni militari unilaterali. Questo approccio riflette la volontà di mantenere una distanza critica, pur riconoscendo la gravità della situazione e il potenziale impatto geopolitico, inclusi i vantaggi che la Russia potrebbe trarre.

Proposte per la pace e la sicurezza marittima

Nel tentativo di mitigare le ripercussioni e cercare vie d’uscita, emergono proposte concrete per la stabilizzazione della regione. Il vicepremier italiano Antonio Tajani ha invocato un ruolo più incisivo dell’ONU, auspicando che possa “essere protagonista di un’azione di pace” più efficace. Ha suggerito la possibilità di studiare uno strumento per garantire la fruibilità dello Stretto di Hormuz, proponendo una futura operazione di peacekeeping marittimo una volta raggiunto un cessate il fuoco, sebbene l’intervento sia “molto complicato”.

L’Italia e i suoi alleati europei, come Grecia e Francia, continuano a garantire la sicurezza del trasporto marittimo con le missioni Aspides e Atalanta, attive nel Golfo di Suez e oltre Hormuz, contro la pirateria. Tajani ha espresso il favore per un rafforzamento di Aspides e ha invitato altri Paesi a partecipare. La priorità resta la protezione delle rotte commerciali vitali e il mantenimento della stabilità regionale, inclusa la sicurezza di Cipro.

Nicolò Marini

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Nicolò Marini

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