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Mercati KO | L’ombra del Medio Oriente: cosa sta succedendo al petrolio

L’ombra del Medio Oriente sui mercati europei

Un’altra giornata di forte negatività per le borse europee, con Piazza Affari e gli altri listini che proseguono in rosso. La seduta odierna è stata pesantemente influenzata dall’escalation delle tensioni in Medio Oriente, con gli attacchi mirati a raffinerie e infrastrutture energetiche che hanno generato una diffusa preoccupazione. In tarda mattinata, il Ftse Mib ha registrato un calo significativo, lasciando sul terreno il 2,75%.

Contemporaneamente, lo spread tra Btp e Bund è rimasto in rialzo, attestandosi su quota 85 punti, mentre i rendimenti dei titoli di Stato hanno mostrato un aumento. Il decennale italiano ha raggiunto il 3,82%, l’Oat francese il 3,67% e il 10 anni tedesco ha sfiorato il 3%. L’impatto immediato delle crisi geopolitiche si è manifestato anche sui prezzi delle materie prime, con il petrolio Brent che ha toccato massimi di 118 dollari e il prezzo del gas che, dopo aver schizzato in avvio a 74 euro, ha poi ripiegato leggermente.

La reazione delle banche centrali e l’andamento globale

Il clima generale di incertezza sui mercati è stato ulteriormente alimentato dai recenti messaggi delle banche centrali. Mentre la Federal Reserve ha adottato una linea restrittiva, la Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato oggi la decisione di lasciare invariato il costo del denaro al 2%. Questa mossa era ampiamente attesa, ma non è bastata a rassicurare gli investitori di fronte alle tensioni geopolitiche.

Le piazze europee hanno registrato perdite significative: Francoforte ha ceduto il 3,1%, Londra il 2,9%, Madrid il 2,75% e Parigi il 2,4%. Anche sul fronte dei cambi, si sono osservati movimenti importanti: l’euro si è apprezzato sul dollaro, con la moneta unica che è passata di mano a 1,1472 sul biglietto verde. Il pessimismo non ha risparmiato i mercati asiatici. Le borse di Asia e Pacifico hanno chiuso in calo, con Tokyo che ha perso il 3,38% dopo che la Banca del Giappone (BoJ) ha mantenuto i tassi di interesse invariati, segnalando una crescente incertezza sull’inflazione. Hong Kong ha perso oltre il 2%, Shenzhen il 2,27%, Shanghai l’1,39% e Seul il 2,7%.

Petrolio e gas: la volatilità tra scenari di guerra

L’attenzione principale degli operatori resta concentrata sull’impennata dei prezzi delle materie prime energetiche. Il prezzo del gas, dopo un balzo iniziale che lo ha portato fino a 74 euro, ha mostrato una certa volatilità, ripiegando a 63 euro al megawattora, pur mantenendo un rialzo complessivo del 16%. Anche il petrolio ha visto un’escalation: il Brent ha toccato un picco di 118 dollari, per poi assestarsi a 114 dollari con un aumento del 6,5%. Più contenuto il rialzo del Wti, a 97 dollari al barile (+0,9%). Al contrario, l’oro ha registrato un calo del 5% a 4.700 dollari, e l’argento ha ceduto oltre il 10%.

Secondo gli analisti e gestori finanziari, il “caos Medio Oriente” sta scatenando una forte volatilità. Ricardo Evangelista, senior analyst di ActivTrades, ha commentato: “Questa mattina i prezzi del petrolio Brent sono saliti, proseguendo il trend positivo della seduta precedente. La guerra in Iran è entrata in una nuova fase in seguito agli attacchi mirati sferrati da Israele e dagli Stati Uniti contro i giacimenti di gas iraniani, ai quali Teheran ha risposto minacciando di mettere fuori uso le infrastrutture di produzione energetica della regione”. Evangelista ha aggiunto che questi sviluppi hanno innescato una reazione dei mercati, che hanno scontato un aumento dei rischi legati a un’interruzione prolungata dell’approvvigionamento petrolifero dal Golfo Persico. La situazione è considerata più preoccupante per gli operatori, poiché l’interruzione dei mercati energetici globali potrebbe estendersi oltre la limitazione del traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, fino a compromettere la capacità produttiva di uno dei più importanti centri di estrazione di petrolio e gas al mondo.

Elena Vitale

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