Le ricerche, coordinate dalla Sezione Catturandi della Squadra Mobile di Catania e dal Servizio Centrale Operativo, si erano estese a macchia d’olio, coinvolgendo anche il territorio calabrese, data l’origine dell’ex funzionario. Tuttavia, per mesi, ogni tentativo di rintracciarlo si era rivelato infruttuoso, rendendo la sua cattura una priorità investigativa.
La svolta è arrivata grazie a un meticoloso lavoro di intelligence e monitoraggio. Gli agenti hanno focalizzato l’attenzione sui movimenti dei familiari di Cardamone, un approccio investigativo spesso determinante in casi di latitanza. Questo ha permesso di individuare lo stabile nel quartiere Librino, a Catania, che si è rivelato il nascondiglio dell’ex dirigente. Ciò che ha sorpreso gli investigatori è stato scoprire che l’appartamento in cui si nascondeva si trovava allo stesso indirizzo di residenza, seppur occupato abusivamente all’ottavo piano dello stesso palazzo.
Una volta individuato l’agglomerato, gli agenti della Squadra Mobile hanno circondato l’edificio con estrema cautela e professionalità. L’irruzione nel nascondiglio è avvenuta a sorpresa, cogliendo Cardamone su un divano letto, in un ambiente arredato con pochi mobili e suppellettili essenziali. La sua latitanza si è così conclusa, senza possibilità di fuga né di resistenza.
Dopo l’arresto, Giuliano Gerardo Cardamone è stato immediatamente condotto in Questura per le formalità di rito e, successivamente, trasferito al carcere di Agrigento. La sua cattura rappresenta un segnale forte dello Stato contro chi tenta di eludere la giustizia, specialmente in casi di corruzione e connivenza con la criminalità organizzata che minano la fiducia nelle istituzioni. La conclusione di questa lunga ricerca testimonia l’impegno costante delle forze dell’ordine nella lotta contro l’illegalità e per l’applicazione rigorosa della legge, anche quando gli indagati ricoprivano ruoli di responsabilità all’interno del sistema.
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