Rumen Radev, ex generale dell’aeronautica e esperto “top gun”, ha presieduto la Bulgaria dal 2017 al 2026. La sua campagna elettorale è stata incentrata su una retorica intransigente contro quella che ha definito una “oligarchia radicata”, promettendo di smantellare un sistema percepito come profondamente corrotto. Questo messaggio ha riscosso un successo particolare tra gli elettori anziani e nelle zone rurali, ma ha contemporaneamente generato forti interrogativi a livello europeo.
Radev è infatti considerato un leader “euroscettico soft”, incline a un riavvicinamento pragmatico con la Russia, pur avendo formalmente condannato l’invasione dell’Ucraina. La sua opposizione all’invio di aiuti militari a Kiev e il suo sostegno alla riapertura di canali di dialogo con Mosca lo hanno portato a un aspro confronto con Volodymir Zelensky durante una visita ufficiale di quest’ultimo a Sofia nell’estate del 2023. La sua ascesa potrebbe offrire a Mosca una nuova leva di influenza all’interno dell’UE, specialmente dopo la sconfitta politica di Orbán, tradizionale alleato del Cremlino. Tuttavia, la necessità di formare una coalizione di governo potrebbe attenuare il margine di azione di Radev, costringendolo a compromessi con forze politiche più dichiaratamente filo-europee.
La figura di Radev ha saputo capitalizzare sulla sua fama di pilota militare per costruire un marchio politico distintivo. Già prima della sua prima candidatura alla presidenza nel 2016, l’ufficio stampa dell’aeronautica militare bulgara aveva ampiamente promosso le sue acrobazie aeree. Nelle recenti elezioni, un video della sua campagna lo ritraeva ancora nella cabina di pilotaggio di un MiG-29, rafforzando l’immagine di un leader d’azione.
Il momento decisivo per la sua popolarità è giunto nel 2020, durante le polemiche sull’influenza degli oligarchi sui pubblici ministeri. La scena, impressa nell’immaginario collettivo, dell’irruzione dei procuratori negli uffici presidenziali per arrestare due membri del suo staff, ha consolidato la sua credibilità come difensore della giustizia. Così come la sua apparizione pubblica nell’estate successiva, quando si presentò con il pugno chiuso, denunciando la corruzione e invocando l’allontanamento dei “mafiosi” dall’esecutivo. La sua promessa elettorale è chiara: “rovesciare l’oligarchia”. “L’oligarchia”, ha dichiarato il mese scorso, “è profondamente radicata nella vita sociale ed economica del Paese. È uno schema piramidale che prosciuga sistematicamente la società, garantendosi l’impunità attraverso il controllo delle istituzioni, dei partiti, delle elezioni, dei media e delle imprese”. Una battaglia che, a seguito della sua vittoria, si preannuncia ardua e ricca di implicazioni.
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