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mercoledì 16 Settembre 2026

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Falsi Green Pass a Treviso: intercettazioni inutilizzabili, il processo rischia il collasso

Il processo sui falsi Green Pass a Treviso subisce un colpo durissimo: intercettazioni inutilizzabili. Questa decisione cambia tutto per i 23 imputati.

Una notizia ha scosso le fondamenta del processo sui presunti falsi Green Pass e tamponi irregolari che gravitava attorno al centro “Salute e Cultura” di Treviso. Il giudice Iuri De Biasi ha emesso una decisione che potrebbe stravolgere l’intero esito del procedimento: le intercettazioni telefoniche sono state dichiarate inutilizzabili. Questa pronuncia rappresenta un colpo durissimo per l’accusa, minando la costruzione probatoria su cui si basava gran parte dell’inchiesta. La motivazione alla base di questa drastica scelta è da ricercarsi nella presunta carenza dei decreti autorizzativi. Secondo il giudice, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) si sarebbe limitato a recepire le argomentazioni della Procura, senza procedere a una valutazione autonoma e approfondita della gravità degli indizi. In pratica, mancherebbe una motivazione adeguata che giustificasse l’intrusione nella sfera privata dei cittadini tramite le intercettazioni, un requisito fondamentale per la loro validità processuale. Questa sentenza non solo mette in discussione le prove acquisite, ma solleva interrogativi sulla correttezza delle procedure iniziali dell’indagine. L’impatto di tale decisione è devastante per l’impianto accusatorio, specialmente per l’accusa di associazione a delinquere, che si reggeva in larga parte proprio sulle conversazioni intercettate. Senza questo pilastro, il pubblico ministero si trova ora con un “castello” probatorio drasticamente indebolito, costretto a fare affidamento quasi esclusivamente sulle testimonianze, ben più labili e interpretabili in sede dibattimentale.

Il meccanismo fraudolento e i protagonisti coinvolti

Il meccanismo fraudolento e i protagonisti coinvolti

Analisi del complesso meccanismo fraudolento e dei protagonisti coinvolti.

 

Il presunto sistema contestato dai Carabinieri del Nas era complesso e articolato, mirato a produrre Green Pass fasulli per aggirare le normative anti-Covid. Il meccanismo prevedeva due principali modalità: la creazione di falsi test positivi, partendo da un numero esiguo di campioni reali che venivano poi “clonati” per generare referti multipli, o la riproduzione di codici QR di soggetti realmente positivi o vaccinati, al fine di indurre in errore il portale della Regione Veneto e attestare indebitamente la guarigione o la vaccinazione di persone che in realtà non lo erano.

Tra i 23 imputati che hanno optato per il dibattimento pubblico, spicca la figura di Maria Augusta Marrosu, ex prefetto di Treviso. La Marrosu è accusata di aver usufruito di questo sistema per ottenere un Green Pass irregolare. Tuttavia, l’ex prefetto si è sempre dichiarata innocente, sostenendo con fermezza la regolarità della sua guarigione dal Covid-19 e la liceità delle procedure seguite. La sua posizione, come quella degli altri imputati, ora si trova in un contesto giudiziario radicalmente mutato. La mancanza delle intercettazioni potrebbe infatti rendere estremamente difficile per l’accusa dimostrare non solo l’esistenza di un’associazione a delinquere, ma anche le singole responsabilità penali in assenza di prove dirette e incontrovertibili.

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Destino del processo in bilico: tra dibattimento e archiviazione.

 

La decisione del giudice De Biasi di rendere inutilizzabili le intercettazioni telefoniche pone il pubblico ministero di fronte a una scelta cruciale. Senza la “prova regina” costituita dalle registrazioni, l’intero impianto accusatorio, come detto, vacilla. La Procura dovrà ora valutare attentamente la forza residua delle proprie argomentazioni, basate quasi esclusivamente sulle prove testimoniali e sui riscontri documentali che rimangono validi.

Le opzioni sul tavolo sono principalmente due. La Procura potrebbe decidere di procedere comunque con il dibattimento pubblico, cercando di costruire un caso solido utilizzando le prove rimanenti. Questa strada, tuttavia, appare ardua e rischiosa, data la gravità delle contestazioni, in particolare l’associazione a delinquere, che richiede una prova robusta del vincolo associativo tra gli imputati. L’alternativa, ben più drastica, sarebbe la valutazione di un possibile crollo del processo, portando a riconsiderare l’opportunità di proseguire o, in ultima istanza, a una richiesta di archiviazione per alcuni capi d’accusa o per l’intero procedimento, vista la mancanza di basi solide per arrivare a una condanna ferma. La situazione è fluida e le prossime mosse della Procura saranno determinanti per il destino di tutti gli imputati coinvolti in questa complessa vicenda giudiziaria.

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