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Social a 12 anni: risultati scolastici peggiori e sei mesi di ritardo nell’apprendimento

Una ricerca italiana pubblicata su Nature Human Behaviour ha evidenziato un legame tra l’accesso precoce ai social media e un peggioramento dei risultati scolastici, soprattutto in italiano e matematica. L’analisi, condotta su oltre 5mila studenti, ha rivelato che chi inizia a usare i social a 12 anni mostra un ritardo di circa sei mesi nell’apprendimento rispetto a chi aspetta almeno il primo anno delle superiori. L’età in cui si entra nel mondo dei social, e non solo il tempo trascorso davanti allo schermo, sembra influenzare significativamente le competenze cognitive e l’attenzione.

Un accesso precoce non è solo questione di tempo

La ricerca ha analizzato le traiettorie di 5.227 studenti lombardi, ricostruendo quando avevano aperto il loro primo account social e confrontandolo con i loro risultati negli anni precedenti alle prove INVALSI. Il 47% dei ragazzi aveva ricevuto il primo smartphone già in prima media, e il 98% lo possedeva alla fine delle medie. L’ingresso sui social era altrettanto precoce: il 11,2% aveva aperto un profilo alle elementari, il 29,5% in prima media, il 25% in seconda e il 18% in terza. Solo il 16,3% aveva aspettato almeno la prima superiore.

Il dato più interessante emerso è che i ragazzi che avevano aperto un account già in prima media, intorno agli 11-12 anni, ottenevano punteggi più bassi in italiano e matematica rispetto a chi aveva aspettato almeno la prima superiore. La distanza non sembrava inoltre riassorbirsi con il passare degli anni: a 15-16 anni, il divario corrispondeva a circa sei mesi di apprendimento scolastico. Anche chi aveva iniziato in seconda media mostrava risultati inferiori, mentre il divario tendeva a ridursi tra chi aveva aspettato la terza media.

La pervasività dello smartphone e il multitasking

I ricercatori hanno individuato due possibili meccanismi che potrebbero spiegare il legame tra l’uso precoce dei social e il peggioramento dei risultati scolastici. Il primo è il “time displacement”, ovvero il tempo trascorso sui social che sottrae spazio a attività essenziali come lo studio, la lettura o il sonno. Il secondo riguarda la frammentazione dell’attenzione: controllare ripetutamente il telefono durante le attività richiedenti concentrazione, come fare i compiti o dormire, aumenta il multitasking e il carico cognitivo.

Per misurare l’impatto, i ricercatori hanno utilizzato un “indice di pervasività dello smartphone”, costruito chiedendo agli studenti quanto frequentemente controllassero il telefono in situazioni come lo studio, il momento prima di andare a letto o immediatamente dopo il risveglio. I valori più elevati dell’indice erano associati a un accesso più precoce ai social e a peggiori risultati nei test di italiano e matematica. La pervasività dello smartphone ha spiegato tra il 33 e il 47% dell’associazione osservata in matematica e tra il 15 e il 34% in italiano. «Questo non significa che aprire un profilo social a 11 anni faccia automaticamente “perdere” mezzo anno di scuola a ogni ragazzo», chiariscono i ricercatori. Il dato indica piuttosto che, in media, la differenza nelle competenze raggiunte dai due gruppi «è paragonabile a quella che normalmente separa studenti con circa sei mesi di percorso scolastico in più o in meno». Il risultato era particolarmente evidente in matematica e italiano, mentre in inglese non emergeva lo stesso svantaggio.

Un’osservazione correlazionale, non causale

La ricerca ha sottolineato che la parte dello studio relativa alla correlazione tra uso dei social e peggioramento dei risultati è «correlazionale e non permette di affermare che le continue interruzioni provocate dallo smartphone siano direttamente responsabili del peggior rendimento». Tuttavia, i ricercatori hanno ritenuto rilevante il collegamento tra attenzione interrotta, sovraccarico cognitivo e sottrazione di tempo alle attività necessarie per apprendere. Il tema dell’età minima per accedere ai social è al centro del dibattito europeo. In Francia, il presidente Emmanuel Macron ha chiesto alla Commissione europea di introdurre un divieto per i minori di 15 anni, mentre in Danimarca e Grecia sono state fissate soglie più alte. L’Unione europea sta anche lavorando a una soluzione di age verification per verificare l’età degli utenti senza richiedere dati personali. L’Italia, inoltre, sta valutando misure più severe per limitare l’accesso precoce ai social, in linea con le tendenze di altri Paesi europei.

Tommaso Galli

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