Il Caffè Fiorio, uno dei caffè più antichi di Torino, ha visto abbassate le serrande dopo un sfratto disposto in seguito a una disputa tra la famiglia proprietaria e i gestori del locale. Aperto nel 1780, il locale è legato a figure storiche come Cavour e d’Azeglio e ha ospitato intellettuali, politici e protagonisti della vita culturale piemontese. La chiusura, avvenuta il 14 settembre 2026, è il risultato di un conflitto giudiziario che ha portato alla decisione di procedere con lo sfratto. La proprietà, rappresentata dai Cesaro, ha avviato il procedimento con l’intervento delle autorità, causando la sospensione dell’attività.
Il Caffè Fiorio, situato in via Po 8, ha attraversato epoche, generazioni e trasformazioni della città, rimanendo un simbolo della vita culturale e sociale torinese. La sua storia è intrecciata con quella del Risorgimento e di importanti figure come Carlo Alberto di Savoia, Massimo d’Azeglio e Camillo Benso Conte di Cavour. Il locale è diventato un punto di riferimento per la comunità e un luogo di incontro per intellettuali e politici. La sua posizione e l’atmosfera unica lo hanno reso un’istituzione riconosciuta nella città.
La proprietà ha espresso l’intenzione di tornare a occuparsi direttamente del locale, dopo che i gestori Vito e Noris Strazzella, padre e figlia, avevano gestito il Caffè Fiorio negli ultimi quattro anni. Anche la loro esperienza è legata al mondo dei locali storici torinesi: in passato hanno infatti gestito il Caval ‘d Brons, in piazza San Carlo. Le posizioni, però, sono rimaste distanti. Secondo Nicola Cesaro, gli Strazzella avrebbero lasciato il Caffè Fiorio «in condizioni pessime», circostanza contestata dalla famiglia che fino a oggi ne ha curato la gestione.
La controversia che ha portato allo sfratto nasce da una disputa tra la famiglia Cesaro, titolari del Caffè Fiorio e proprietari anche del Caffè Torino, e i gestori Vito e Noris Strazzella. I Strazzella, che avevano espresso l’intenzione di rilevare l’attività, hanno lasciato il locale in condizioni considerate pessime da Nicola Cesaro. La scadenza del contratto ha aggravato la situazione, portando alla decisione di procedere con lo sfratto. La chiusura non è la prima volta per il Caffè Fiorio. Nel gennaio 2022, il locale aveva già dovuto chiudere per urgenti interventi di manutenzione, tra cui il ripristino dell’intonaco del soffitto, il rifacimento dei bagni e il rinnovamento degli impianti. Questi interventi erano necessari per preservare lo spazio storico, che richiede manutenzione e aggiornamenti continui. La chiusura del 2022 era una conseguenza del periodo della pandemia, che aveva causato una serie di interruzioni dell’attività.
La chiusura attuale ha un’origine diversa rispetto a quelle precedenti: non è legata a lavori di manutenzione o a restrizioni sanitarie, ma a una controversia tra proprietà e gestione. La situazione ha messo in evidenza le complessità che accompagnano la gestione di locali storici, dove il valore culturale e identitario si intreccia con le dinamiche economiche e giuridiche. La riapertura del Caffè Fiorio dipende ora dalle decisioni future, ma la vicenda ha riportato al centro una questione importante per Torino: il futuro dei luoghi storici e la loro capacità di sopravvivere nel tempo.
La chiusura del Caffè Fiorio rappresenta un momento cruciale per la città.
La proprietà ha espresso l’intenzione di tornare a occuparsi direttamente del locale.
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