Emma Bonino, ex parlamentare europea e attivista per i diritti umani, ha vissuto un periodo significativo al Cairo tra il 2001 e il 2004, dedicandosi con impegno alla lotta contro le mutilazioni genitali femminili (FGM) e alla promozione dei diritti delle donne. L’esperienza egiziana, ricordata da Marco Mayer, rappresenta una pagina importante nella sua carriera politica, in cui ha messo in atto una strategia di intervento che va oltre la semplice condanna di una pratica sociale radicata. L’obiettivo era non solo fermare la FGM, ma anche comprendere le dinamiche culturali e religiose che la sostentavano, costruendo alleanze e coinvolgendo le istituzioni locali e i leader religiosi.
La vicenda che portò Emma Bonino a occuparsi direttamente dell’Egitto fu il caso di Nawal el Saadawi, scrittrice, medico e femminista egiziana. Nel 2001, Saadawi fu coinvolta in una controversia giudiziaria avviata da un avvocato che la accusava di apostasia e chiedeva lo scioglimento forzato del suo matrimonio. La vicenda si inseriva nel più ampio problema dell’uso strumentale della hisba per promuovere procedimenti contro intellettuali accusati di aver offeso l’Islam. Dopo questa prima esperienza, Bonino decise di trasferirsi al Cairo per imparare la lingua araba e per supportare la rete di donne egiziane e arabe che lottavano per i propri diritti.
Un momento chiave del suo impegno fu la Afro-Arab Expert Consultation on Legal Tools for the Prevention of Female Genital Mutilation, svoltasi al Cairo dal 21 al 23 giugno 2003. Gli atti della conferenza documentano la partecipazione di rappresentanti di 28 Paesi africani e arabi, di organizzazioni non governative, giuristi, esperti e delegati delle agenzie delle Nazioni Unite. Emma Bonino intervenne in veste di parlamentare europea e figura centrale della campagna Stop FGM. Uno degli elementi di maggiore interesse strategico fu il coinvolgimento attivo delle massime autorità religiose, in particolare del Grand Sheikh della Moschea di al-Azhar, Mohammed Sayed Tantawy, e del Patriarca della Chiesa copta ortodossa di Alessandria, Papa Shenouda III.
La dichiarazione conclusiva della consultazione non si limitò a proporre una risposta esclusivamente legislativa: il documento finale, la Cairo Declaration for the Elimination of Female Genital Mutilation, trasmesso formalmente dal governo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 14 ottobre 2003, delineava una strategia onnicomprensiva integrando interventi normativi, educazione, informazione, tutela della salute, trasformazione delle convenzioni sociali e coinvolgimento diretto della società civile e degli attori religiosi.
L’esperienza egiziana di Bonino acquista un valore che supera la pur fondamentale battaglia contro le mutilazioni genitali: essa solleva la questione più generale di chi detenga il potere di interpretare una tradizione allo scopo di interrompere secoli di dominio patriarcale. A questo proposito, Marco Mayer segnala che tra l’ultimo decennio del Novecento e i primi anni del XXI secolo è cresciuto un articolato corpus di riflessioni che ha messo in discussione le letture patriarcali della tradizione islamica. Si tratta di una galassia vasta e variegata di studiose, intellettuali e attiviste: alcune adottano esplicitamente la categoria di femminismo islamico, mentre altre prediligono concetti quali riforma, emancipazione, ermeneutica o rilettura contestualizzata delle fonti.
La domanda formulata dal pensiero critico delle studiose musulmane contemporanee si riallaccia, pur con le profonde diversità rispetto alla sua radicale laicità, al senso profondo delle battaglie politiche a cui Emma Bonino partecipava in Egitto. Nel contrasto alle FGM, ciò significava denunciare una grave violazione dell’integrità fisica e della dignità di donne e bambini in nome delle interpretazioni coraniche; ma significava anche comprendere che, per fermare una pratica profondamente radicata, non bastava la condanna dall’esterno: occorreva edificare alleanze, coinvolgere la società civile, interloquire con le istituzioni e misurarsi rigorosamente con le autorità religiose.
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