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La Francia affronta una battaglia per il divieto di pubblicità sui combustibili fossili


La Francia si appresta a introdurre un divieto senza precedenti a livello nazionale sulla pubblicità dei combustibili fossili, ma l’industria petrolifera e i gruppi di pressione si stanno mobilitando per tentare di indebolirlo. L’obiettivo delle lobby è chiaro: ridurre l’impatto della norma, trasformandola in una misura di poco effetto. L’inchiesta realizzata dall’organizzazione internazionale di giornalismo investigativo DeSmog ha rivelato come l’industria energetica e i media francesi stiano conducendo una vasta controffensiva per modificare il decreto attuativo, che è in fase di elaborazione.

Un’azione di pressione metodica

Secondo quanto emerso da una presentazione dell’incontro ottenuta da DeSmog, molte delle richieste avanzate dalle aziende sono state accolte in una nuova versione del decreto presentata giovedì a un gruppo composto da rappresentanti del settore, parlamentari e associazioni ambientaliste. L’obiettivo è quello di ridimensionare l’ambito di applicazione del divieto, limitandolo alla vendita diretta di gas, petrolio e derivati al dettaglio, un settore ormai marginale. Questa mossa, però, permetterebbe alle aziende di continuare a promuovere i loro prodotti attraverso campagne di marketing su settori ad alto impatto ambientale, come i veicoli a combustione interna e il trasporto aereo. Le aziende del settore stanno contribuendo alle discussioni per evitare ambiguità giuridiche, soprattutto riguardo all’ambito di applicazione del divieto e alle deroghe. Un portavoce di TotalEnergies ha spiegato che l’obiettivo è garantire che il divieto coprisca «tutte le piattaforme mediatiche, non solo quelle già soggette alle normative più severe in Francia». Tuttavia, le organizzazioni ambientaliste, come Clean Action Network, denunciano che questa strategia potrebbe trasformare il divieto in una scatola vuota, permettendo alle aziende di continuare a fare greenwashing.

Le lobby cercano di evitare il divieto totale

Parallelamente, i gruppi della grande distribuzione stanno facendo leva sulla crisi economica per chiedere deroghe sulle promozioni dei carburanti alla pompa, giustificando la pubblicità su benzina e diesel come una misura di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie. Queste pressioni, unite a quelle dell’industria petrolifera, stanno mettendo in discussione l’effettiva portata del divieto, che è stato concepito come una misura chiave per il contrasto al cambiamento climatico. La battaglia tra governo e lobby del petrolio si sta intensificando, con il rischio che il divieto di pubblicità sui combustibili fossili possa essere indebolito o addirittura annullato. La Francia, che si appresta a diventare il primo Paese al mondo a introdurre una misura simile, deve ora affrontare una sfida non solo politica, ma anche sociale e ambientale, per garantire che la norma non venga sminata dalle pressioni economiche e industriali.

Le organizzazioni ambientaliste sostengono che l’azione delle lobby rischia di trasformare il divieto in una misura di poco effetto, permettendo alle aziende di continuare a promuovere i loro prodotti attraverso campagne di marketing. Bastien Cuq, responsabile per l’energia presso la rete di associazioni green, ha detto a DeSmog che gli incontri di questi giorni «hanno rivelato come molti operatori del settore siano desiderosi di alimentare la confusione, suscitando dubbi artificiali solo per impedire che una legge entri mai in vigore».

La norma trae origine dalle raccomandazioni della Convenzione cittadina per il clima, nata per orientare le politiche transitorie dell’esecutivo, e dalla consultazione pubblica (conclusasi il 31 agosto scorso) lanciata dal ministero dell’Ambiente francese ai fini dell’elaborazione del relativo decreto attuativo. L’intensa attività di lobbying sembra aver già dato i suoi frutti durante le recenti riunioni a Parigi del Consiglio superiore per l’energia. Il ministero dell’Ambiente ha infatti ceduto a diverse istanze industriali, inserendo nella bozza aggiornata del decreto formulazioni che salvaguardano gli annunci volti unicamente a promuovere la reputazione delle aziende energetiche ed eliminando ogni divieto verso la pubblicità indiretta. Questa strategia potrebbe permettere alle aziende di continuare a promuovere i loro prodotti attraverso campagne di marketing, senza limiti significativi.

La battaglia per il divieto di pubblicità sui combustibili fossili si sta intensificando, con il rischio che la norma possa essere indebolita o addirittura annullata. La Francia, che si appresta a diventare il primo Paese al mondo a introdurre una misura simile, deve ora affrontare una sfida non solo politica, ma anche sociale e ambientale, per garantire che la norma non venga sminata dalle pressioni economiche e industriali.

Lorenzo Benedetti

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