La Lombardia, spesso definita la “locomotiva d’Italia” per il suo peso sul Prodotto interno lordo nazionale e per la concentrazione di imprese e posti di lavoro, mostra un quadro di retribuzioni preoccupante. Secondo un rapporto della Uil Lombardia, elaborato sulla base di dati Inps, quasi la metà dei lavoratori della regione, il 49,66%, percepisce una retribuzione annua inferiore a 25mila euro. Questo dato, che si colloca in un contesto di alto costo della vita, mette in luce una situazione di fragilità economica per molti cittadini. Il reddito effettivamente disponibile in busta paga è quindi più basso, con un impatto particolarmente rilevante in una regione caratterizzata da affitti elevati, servizi costosi e spese quotidiane sopra la media nazionale.
La Uil sottolinea che, pur a fronte di una crescita nominale delle retribuzioni e dell’occupazione, il mercato del lavoro lombardo «nasconde forti disuguaglianze e precarietà». Il quadro diventa ancora più delicato se si guarda alla fascia degli under 35. In Lombardia i giovani dipendenti sono 1,25 milioni, pari al 33,22% del totale degli occupati. Per loro, però, le retribuzioni risultano particolarmente compresse: il 50,31% dei giovani lavoratori non supera i 20mila euro lordi annui; il 65,18% resta sotto la soglia dei 25mila euro annui. Nel rapporto la Uil definisce gli under 35 «al limite della sussistenza». In un contesto ad alto costo della vita, retribuzioni di questo livello rendono estremamente difficile l’accesso a una autonomia abitativa e familiare, cioè la possibilità di vivere da soli, sostenere un affitto o un mutuo e pianificare un progetto di vita stabile.
La situazione dei giovani lavoratori è particolarmente critica, con un numero elevato di persone che non riesce a raggiungere un reddito sufficiente per sostenere un’esistenza stabile. Questo fenomeno ha conseguenze dirette sulla capacità di emancipazione economica, ritardando scelte come andare a vivere da soli o formare una famiglia.
Accanto al tema dei salari bassi, il rapporto mette in luce un altro nodo strutturale del mercato del lavoro lombardo: il gender pay gap, ovvero il divario retributivo tra uomini e donne. In Lombardia questo divario è quantificato oltre i 10mila euro lordi annui. La retribuzione media maschile si attesta a 34.714,35 euro l’anno, a fronte di una media femminile pari a 24.707,09 euro. La differenza, sottolinea la Uil, corrisponde a un -28,83% per le donne rispetto agli uomini.
Questo divario non è solo una questione di tariffa oraria, ma è il risultato di fattori complessi come il part-time involontario, la discontinuità occupazionale e la minor presenza delle donne nei ruoli apicali. Questi elementi contribuiscono ad ampliare il divario complessivo tra retribuzioni maschili e femminili, anche in una regione con un tessuto produttivo avanzato come la Lombardia.
La Uil Lombardia, attraverso il segretario generale Antonio Albrizio, mette l’accento sulla necessità di redistribuire in modo più equilibrato i benefici della crescita economica. «Il rapporto – afferma Albrizio – conferma che la crescita deve tradursi maggiormente in qualità del lavoro e in una distribuzione più equilibrata della ricchezza prodotta». In altre parole, secondo il sindacato, non basta che aumentino gli occupati o che i salari crescano nominalmente: conta quanto questa crescita si traduca in posti di lavoro stabili e retribuzioni adeguate al costo della vita.
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