Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

mercoledì 16 Settembre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Cultura

Lorenzo Madaro rilegge Umberto Bignardi, l’irregolare dell’immagine

A Milano, Vistamare presenta la prima mostra dedicata a Umberto Bignardi, con intervista al curatore Lorenzo Madaro.


La mostra Lo spettacolo delle immagini, curata da Lorenzo Madaro e ospitata a Milano da Vistamare, presenta per la prima volta un’approfondita rilettura dell’opera di Umberto Bignardi, artista considerato una figura appartata e decisiva del secondo Novecento italiano. L’evento, in corso fino al 14 settembre 2026, propone un percorso espositivo che si sviluppa a ritroso, partendo dalle opere più mature per risalire a quelle degli anni Cinquanta e Sessanta, mettendo in luce una ricerca artistica che si muove tra pittura, fotografia, archivi e tecnologia. La mostra, realizzata in collaborazione con l’Archivio Umberto Bignardi, offre un’occasione unica per comprendere l’evoluzione e la complessità del lavoro di un artista che ha sempre sottoposto l’immagine a una continua trasformazione.

Una ricerca in movimento

La scelta curatoriale di procedere a ritroso è volta a evitare una visione riduttiva dell’opera di Bignardi, che non si limita a una semplice cronologia. «Ho preferito invertire la direzione dello sguardo e partire dalla maturità», spiega Lorenzo Madaro, «perché fossero proprio questi lavori a condurci nuovamente verso gli anni Cinquanta e Sessanta». Questo approccio permette di mettere in evidenza permanenze formali e concettuali profonde, come il segno che tende alla scrittura, la superficie che si trasforma in pagina e campo mentale, e l’immagine che affiora senza mai consegnarsi completamente. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso una serie di cortocircuiti percettivi, in cui opere lontane nel tempo entrano nello stesso campo visivo e si interrogano reciprocamente.

Un’immagine in continuo mutamento

Per Bignardi, l’immagine non è mai statica, ma un evento in continuo movimento. «L’immagine interessa a Bignardi proprio perché rimane aperta, vulnerabile alle trasformazioni e continuamente disponibile a nuove configurazioni», sottolinea Madaro. Questo concetto si riflette nell’allestimento della mostra, che non si presenta come una sequenza illustrativa, ma come un’esperienza sensoriale in cui il visitatore è invitato a interagire con l’arte in modo dinamico. L’immagine, per Bignardi, è un processo, un’azione, un’esperienza che modifica il proprio statuto mentre viene osservata. Questo approccio si sposa con la tecnologia e la cultura visuale contemporanea, in cui l’immagine è sempre più in movimento, frammentata e in costante trasformazione.

La mostra include anche un nucleo di materiali d’archivio, come lettere, fotografie e testimonianze d’epoca, che offrono un contesto storico e culturale per comprendere meglio il lavoro di Bignardi. «Per me l’archivio di Bignardi non è mai stato un territorio separato dalle opere», afferma Madaro. «Sono piuttosto un controcampo indispensabile: permettono di ricostruire relazioni, mostre, interlocutori e geografie, rendendo percepibile quanto fosse vasta la rete culturale dentro cui Bignardi si muoveva». Questi documenti non vengono ridotti a un corredo didascalico, ma integrati al percorso espositivo per offrire un quadro più completo della ricerca artistica di Bignardi.

Un’arte in dialogo con il presente

La mostra si interroga anche sul ruolo dell’arte nel presente, in un’epoca in cui l’immagine è sempre più in movimento e in costante trasformazione. «Bignardi aveva compreso qualcosa di più profondo, e molto prima che il digitale diventasse la nostra condizione ordinaria», osserva Madaro. «Che l’immagine contemporanea è destinata a circolare, moltiplicarsi, essere frammentata, trasmessa e ricombinata». Questo concetto si riflette in opere come Acropolis, in cui la superficie possiede quasi il carattere di uno scavo, di un deposito archeologico. Tecnologia e memoria, futuro e reperto, trasmissione e sedimentazione finiscono per appartenere allo stesso spazio mentale. La mostra, quindi, non solo rilegge il passato, ma si interroga anche sul presente e sul futuro dell’arte, in un dialogo continuo tra passato e presente.

Leggi anche