Monsignor Rino Fisichella, pro-Prefetto della Sezione per le Questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha sottolineato durante il convegno «Il Purgatorio ci insegna che il dolore e la pena sono una fase transitoria verso la guarigione» che il dolore e la pena non sono un destino definitivo, ma un passaggio necessario verso la guarigione. L’evento, concluso nell’ambito del Fol in Fest 2026, ha visto il tema della «risalita» al Paradiso come metafora per comprendere la transizione epocale in atto.
Secondo Fisichella, la modernità sta terminando, e i contorni di ciò che verrà dopo restano ancora difficili da definire. La cultura digitale, pur offrendo opportunità straordinarie, ha anche accentuato dipendenze, isolamento e fragilità delle relazioni. «La modernità è terminata, mentre i contorni di ciò che verrà dopo restano ancora difficili da definire», ha sottolineato il monsignore. La cultura digitale, in particolare, ha abbattuto confini e reso accessibili nuove possibilità, ma ha anche reso più complessa la costruzione di relazioni significative.
Il Purgatorio, nella visione di Fisichella, rappresenta un momento di purificazione e transizione, non un luogo di sofferenza eterna. «Le sofferenze del Purgatorio sono differenti dai patimenti dell’Inferno, perché termineranno e apriranno le porte del Paradiso», ha spiegato. La speranza, quindi, non è un’utopia, ma una certezza che il cammino conduca da qualche parte. «Come un pellegrino, l’uomo deve sapere che dopo una caduta è possibile rialzarsi e riprendere il percorso», ha aggiunto. La risalita, pur faticosa, richiede partecipazione, purifica e libera. «L’attesa non è passiva, ma richiede partecipazione, purifica e libera», ha sottolineato Fisichella. La transizione epocale, sebbene difficile da immaginare, è un momento in cui l’uomo deve affrontare cambiamenti con umiltà e vigilanza. «Per affrontarlo servono innanzitutto vigilanza e umiltà: capacità di cogliere i cambiamenti in atto e disponibilità ad ascoltare prima di arrivare a conclusioni affrettate», ha concluso.
La montagna, simbolo del Purgatorio, rappresenta la sofferenza, ma anche la possibilità di miglioramento. «La montagna del Purgatorio diventa così la metafora della sofferenza, ma mettendo al centro la possibilità di cambiare e anzi di migliorarsi», ha detto Fisichella. La salita, pur faticosa, è un percorso che richiede coraggio e determinazione. «Perché la salita può essere faticosa e la meta ancora lontana, ma finché esiste la speranza della risalita resta forte di portare a termine la risalita stessa», ha concluso.
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