Categories: Cronaca

Sciopero a Taranto per l’ex Ilva: 2.500 addetti in lotta per il futuro

Oggi a Taranto si è svolto uno sciopero di 24 ore dei lavoratori dell’appalto dell’ex Ilva, iniziato alle 9 e che si protrarrà fino alle 7 di domani. La protesta, proclamata dai sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb, ha visto le strade della città bloccate a causa dell’occupazione della provinciale per Statte e del corteo che ha attraversato il rione Tamburi, diretto verso il Comune. La mobilitazione, che ha causato pesanti ripercussioni sulla viabilità, si svolge in un contesto di tensione legata al rischio di 2.500 licenziamenti e alla chiusura dell’area a caldo entro il 28 ottobre. La decisione della Corte d’Appello di Milano di non sospendere il provvedimento ha alimentato la protesta, con i sindacati che attribuiscono la crisi alle responsabilità politiche dei governi.

La vertenza dell’ex Ilva e il rischio di licenziamenti

La vertenza dell’ex Ilva si è intensificata dopo il rigetto della sospensiva presentata dalle aziende coinvolte, che avevano chiesto di sospendere l’effetto del provvedimento per evitare danni economici e rischi occupazionali. La Corte ha ritenuto prioritaria la tutela della salute pubblica, imponendo la chiusura dell’area a caldo fino al completo smantellamento dell’amianto e al rispetto dei limiti di sicurezza per le emissioni. La decisione ha reso incerto il futuro di circa 2.500 addetti, che avevano visto congelate le procedure di licenziamento collettivo. I sindacati, però, non hanno trovato soluzioni e hanno proclamato lo sciopero, richiedendo garanzie occupazionali e un piano industriale per Taranto.

La mobilitazione e le richieste dei sindacati

La protesta ha visto i lavoratori occupare la strada provinciale e partecipare a un corteo che ha attraversato il rione Tamburi, diretto verso Palazzo di Città. I blocchi hanno causato pesanti ripercussioni sulla viabilità, con ulteriori interruzioni sulla statale in direzione Bari. I sindacati hanno ribadito che non si fermeranno se non saranno trovate soluzioni straordinarie per i lavoratori. Le richieste al centro della mobilitazione includono garanzie sull’occupazione, tutela del reddito e un piano industriale per Taranto. La chiusura dell’area a caldo è responsabilità di tutti i governi, ha sottolineato Francesco Brigati, segretario generale della Fiom Cgil.

Il tavolo tra governo e sindacati è previsto per domani, ma non è ancora arrivata la convocazione formale. I sindacati hanno espresso preoccupazione per la mancanza di risposte e hanno avvertito che la protesta potrebbe proseguire. La situazione rimane delicata, con le aziende dell’appalto e dell’indotto che hanno congelato le procedure di licenziamento, ma senza trovare una soluzione definitiva. La Corte ha anche richiamato la possibilità di impiegare i lavoratori nelle bonifiche e nell’adeguamento dello stabilimento, ma questa prospettiva non è ancora sufficiente a garantire il futuro degli addetti.

Il tempo è scaduto, hanno ribadito i sindacati, mentre lo sciopero è in corso. La mobilitazione dei lavoratori dell’ex Ilva rappresenta un momento cruciale per la comunità di Taranto, dove la crisi occupazionale e le conseguenze della chiusura dell’area a caldo continuano a pesare. I sindacati, con la loro determinazione, cercano di trovare soluzioni che possano salvaguardare i posti di lavoro e garantire una continuità produttiva. La situazione rimane in attesa del confronto tra governo e sindacati, che potrebbe decidere il destino di migliaia di lavoratori e dell’intero settore industriale della città.

  • Sciopero a Taranto per l’ex Ilva: 2.500 addetti in lotta per il futuro
  • Chiusura dell’area a caldo entro il 28 ottobre
  • Richieste dei sindacati: garanzie occupazionali e piano industriale
Lucrezia Fiore

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