Categories: Cronaca

Usura e estorsione aggravata: condanna a sei anni per mesagnese


Un 54enne mesagnese, Marcello Stranieri, è stato condannato a sei anni di reclusione per usura, estorsione aggravata e turbata libertà degli incanti, in un procedimento con rito abbreviato. La sentenza, letta oggi (14 settembre 2026) dal gup Francesco Valente del tribunale di Lecce, ha ridotto la pena di metà rispetto alla richiesta della pm Carmen Ruggiero, grazie alle attenuanti generiche. L’imputato, arrestato il 3 marzo 2026 dai poliziotti mesagnesi, era già noto per aver imposto tassi di interesse fino al 192 per cento, con metodi ritenuti mafiosi.

Usura e estorsione con aggravanti mafiose

Le accuse nei confronti di Stranieri comprendono l’uso di metodi mafiosi per il recupero dei crediti, con un aggravante che ha influito sulla condanna. L’imputato, in un botta e risposta con una vittima tramite app, aveva utilizzato un tono minaccioso, rafforzando l’ipotesi di un’organizzazione criminale. La sentenza conferma il quadro emerso dalle indagini coordinate dalla pm Ruggiero e dagli agenti del commissariato di Mesagne, guidati dal vice questore Giuseppe Massaro.

La moglie e il patteggiamento

La moglie di Stranieri, Emma Devicienti, ha optato per un patteggiamento, ottenendo un anno di reclusione per un episodio di usura. L’avvocato Ladislao Massari, che difende anche l’imputato, ha spiegato che la donna risponde di un solo reato. La sentenza è stata approvata dopo il “placet” della sostituta procuratrice, confermando la decisione del gup. La donna, 54 anni, è originaria di Mesagne e vive nella stessa città dell’imputato. Il procedimento vede due parti civili: una delle persone offese, assistita dall’avvocato Davide Attilio De Giuseppe, e il Comune di Mesagne, rappresentato dall’avvocato Luana Nacci. L’ente locale aveva già revocato la gestione del canile comunale, dopo che la prefettura di Brindisi aveva emesso un’interdittiva antimafia nei confronti della cooperativa a cui Stranieri era legato. L’uomo era vice presidente della cooperativa, che gestiva il canile comunale, e aveva “invitato” altri pretendenti a non partecipare alla gara di appalto, compromettendo la correttezza del processo.

La condanna conferma l’uso di metodi mafiosi per il recupero dei crediti.

La sentenza, che conferma le accuse di turbata libertà degli incanti, si inserisce in un contesto di crescente attenzione alle attività illecite in provincia di Brindisi. L’interdittiva antimafia, emessa poco dopo l’arresto di Stranieri, ha messo in luce la presenza di un’organizzazione criminale nella zona. La condanna a sei anni di reclusione rappresenta un ulteriore passo nella lotta contro la criminalità organizzata, con un impatto significativo sul territorio mesagnese. La sentenza, con rito abbreviato, ha ridotto la pena di metà rispetto alla richiesta della pm, grazie alle attenuanti generiche. L’imputato, già condannato per associazione mafiosa nel 2010, è stato arrestato nell’ambito di un’indagine che ha coinvolto anche un politico come vittima. La sua attività di gestione del canile comunale, attraverso una cooperativa, ha messo in luce un sistema di controllo illegale su un servizio pubblico essenziale.

La gestione del canile comunale è stata compromessa da metodi illegali.

Il caso di Stranieri rappresenta un esempio concreto di come la criminalità organizzata possa infiltrarsi in settori pubblici, mettendo a rischio la correttezza delle procedure e la tutela dei cittadini. La sentenza, con il suo impatto, potrebbe servire come deterrente per altre attività simili nel territorio. La sentenza ha anche confermato l’ipotesi di un’organizzazione criminale, con l’uso di metodi mafiosi per il recupero dei crediti. L’imputato, con un passato di condanna per associazione mafiosa, ha dimostrato di non aver smesso di operare in modo illegale, anche se la sua attività è stata condotta in modo più nascosto rispetto al passato.

La sentenza ha visto la partecipazione di due parti civili, una delle quali è il Comune di Mesagne, che ha revocato la gestione del canile comunale dopo l’emissione dell’interdittiva antimafia. L’altra parte civile è una vittima, assistita da un avvocato. L’intero procedimento ha visto l’impegno di diversi enti e professionisti, con un impegno concreto per la giustizia e la tutela dei diritti. La sentenza, con il suo esito, ha messo in luce l’importanza di una giustizia attiva e di una collaborazione tra le forze dell’ordine e i cittadini. La condanna a sei anni di reclusione rappresenta un passo significativo nella lotta contro la criminalità organizzata in provincia di Brindisi.

La sentenza ha anche

Marta De Angelis

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