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Stelle che si alimentano in ambienti estremi della galassia

Le giovani stelle si alimentano in modo efficiente anche in ambienti estremi della galassia, come dimostrato da un team di ricercatori guidati da Katia Biazzo dell’Inaf di Roma. L’osservazione di una regione a bassa metallicità, Sh2-284, ha rivelato che i tassi di accrescimento di materia sono simili a quelli osservati nel nostro vicinato. Questo studio, pubblicato su The Astrophysical Journal, ha utilizzato dati del Large Binocular Telescope per analizzare dettagliatamente la formazione stellare in un ambiente teoricamente ostile.

Accrescimento in ambienti estremi

La regione Sh2-284, situata a circa 15mila anni luce dall’osservatore in direzione dell’anticentro galattico, è nota per la sua scarsità di elementi pesanti. I ricercatori hanno scoperto che, nonostante questa condizione, le stelle giovani si alimentano con un tasso di accrescimento simile a quello osservato in aree con metallicità simile a quella del Sole. I dati indicano un valore medio di circa 2×10-8 masse solari all’anno, equivalente a 0.6 volte la massa della Luna in un anno. Questi risultati contraddicono l’idea precedente che la quantità di metalli fosse determinante per il processo di accrescimento. I ricercatori si sono quindi domandati: che succede quando questo processo si svolge in un ambiente teoricamente ostile, dove la scarsità di elementi pesanti rende il disco più vulnerabile all’intensa radiazione della stella, sfavorendo il processo di accrescimento?

Strumenti e metodologie innovative

Il team ha utilizzato per la prima volta in una regione così lontana ben nove diagnostiche spettroscopiche per misurare i tassi di accrescimento. Questo approccio, reso possibile grazie alla sensibilità del sistema Lbt-Mods, ha permesso di ottenere dati estremamente precisi. «Tutto questo è stato possibile grazie alla grande sensibilità della combinazione Lbt-Mods», ha spiegato Biazzo, prima autrice dello studio. La ricerca ha anche implicazioni per la comprensione della formazione di pianeti in ambienti a bassa metallicità. «Questo studio, unito a future indagini con il telescopio spaziale James Webb, ci permetterà di rivelare maggiori dettagli sulla fisica del processo di accrescimento di gas dai dischi protoplanetari alla stella centrale», ha concluso Juan Manuel Alcalà, co-autore dello studio. La crescita delle stelle non si esaurisce con la loro nascita, ma continua per milioni di anni grazie al loro disco protoplanetario. Queste strutture, composte da gas e polveri, sono la fonte di alimentazione per le stelle e il luogo in cui si formano i futuri pianeti. L’efficienza dell’accrescimento in ambienti estremi suggerisce una maggiore resilienza del processo, anche laddove i componenti metallici e la polvere scarseggiano.

  • Sh2-284: regione a bassa metallicità nella galassia.
  • Accrescimento stellare: tassi simili a quelli del nostro vicinato.
  • Strumenti Lbt-Mods: sensibilità elevata per misurazioni precise.

Questi risultati aprono nuove prospettive per la comprensione della formazione stellare e planetaria in contesti estremi, contribuendo a una visione più completa della dinamica galattica.

Pietro Greco

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