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mercoledì 16 Settembre 2026

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L’Etna non è un “gigante buono”, ma una realtà complessa

L’Etna e altri vulcani sono spesso bersaglio di bufale: ecco le false credenze e come distinguere fatti da fake news.

L’Etna, simbolo della Sicilia e icona vulcanica, è spesso associato a un’immagine di “gigante buono”, ma questa visione è solo una delle tante bufale che circondano i vulcani. Secondo una ricerca internazionale, ci sono 18 convinzioni errate su vulcani come l’Etna, Yellowstone e Stromboli, che alimentano allarmismi ingiustificati e disinformazione. L’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha collaborato a questa indagine per aiutare il pubblico a distinguere fatti scientifici da fake news.

Le false credenze sui vulcani

La ricerca ha analizzato 7 casi studio a livello mondiale, tra cui l’Etna, Yellowstone, Stromboli e altri vulcani, per individuare convinzioni errate che riguardano la sismologia, il rapporto con il clima, le strutture magmatiche e i pericoli reali. Tra i falsi miti c’è l’idea che un terremoto scateni quasi subito un’eruzione vicina, o che le emissioni vulcaniche siano responsabili del riscaldamento globale. In realtà, le emissioni vulcaniche annue equivalgono a meno del 2% di quelle antropiche. Un esempio di allarmismo mediatico è avvenuto il 2 giugno 2025, quando un evento esplosivo in un’area disabitata è stato ripreso da turisti e circolato sui social, generando titoli allarmistici su evacuazioni e pericoli per la Sicilia. Gli esperti sottolineano che il rispetto dei bollettini ufficiali è essenziale per comprendere la realtà senza cadere in allarmismi ingiustificati.

La ricerca ha anche evidenziato il problema dell’utilizzo di immagini fuorvianti o generate con l’intelligenza artificiale, che alimentano la disinformazione.

Il mito dell’Etna “gentile”

L’Etna è spesso definito il “gigante buono” o il “vulcano gentile”, soprannomi che derivano da un’attività recente dominata da eruzioni effusive e con esplosività moderata. Tuttavia, gli studi vulcanologici mostrano che questa etichetta è parziale e non rappresenta la complessità reale del vulcano. Dalla fine degli anni ’70 si è registrato un progressivo aumento dell’attività esplosiva, con flussi piroclastici e correnti di gas e detriti che rappresentano un rischio reale per i turisti e le guide.

Un altro falso mito riguarda il supposto crollo imminente del fianco orientale e la generazione di un mega-tsunami. Questa convinzione deriva da alcuni studi sulle modificazioni del vulcano e sulle modalità di formazione della Valle del Bove, ripresi dai media in chiave catastrofista, generando allarme tra i residenti. In realtà, la formazione della Valle del Bove è avvenuta attraverso molteplici crolli di minori dimensioni e non esiste alcuna evidenza nei depositi sottomarini di un collasso gigante.

La probabilità di un simile evento è ritenuta estremamente bassa.

Infine, il detto popolare “L’Etna chiama, Stromboli risponde” è infondato. L’assetto geodinamico e le analisi petrologiche escludono qualsiasi collegamento tra i due vulcani. Le sorgenti di magma sono del tutto indipendenti e con caratteristiche molto diverse, con l’Etna che pesca a circa 30 km di profondità, lo Stromboli che è alimentato da una magmaticità di subduzione con sorgente a 200 km di profondità, e il Vesuvio che nasce dalla tettonica distensiva tirrenica con una sorgente magmatica con caratteristiche chimiche differenti a 60 km di profondità. Per comprendere realmente la vita del vulcano, senza cedere ad allarmismi ingiustificati, è necessario affidarsi ai bollettini ufficiali degli enti di ricerca. La nuova ricerca, commentata da Boris Behncke dell’Ingv, rappresenta una risorsa per aiutare vulcanologi, giornalisti, decisori e pubblico a orientarsi correttamente, sia quando un vulcano entra in eruzione, sia quando non lo fa.

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