Le Vie dei Tesori compie 20 anni e torna a Messina per due settimane, dal 19 settembre al 4 ottobre, offrendo l’opportunità di scoprire luoghi dimenticati e storie nascoste della città. Il festival, nato a Palermo nel 2006, si propone di aprire porte a luoghi normalmente chiusi o poco conosciuti, trasformandoli in occasioni di conoscenza e partecipazione. Quest’anno, Messina è tra le città protagoniste, con un programma che attraversa epoche e identità diverse, da luoghi religiosi a testimonianze dell’archeologia industriale.
Luoghi storici e industriali a Messina
Il percorso si sviluppa tra chiese, ville storiche e spazi industriali, con un focus particolare su luoghi che raccontano la storia della città. Tra le novità c’è il Palazzo della Regia Dogana, un edificio liberty progettato nel 1912 da Luigi Lo Cascio sul sito dell’antico Palazzo Reale normanno. La visita permette di scoprire la grande tettoia in ferro e ghisa affacciata sul porto e le tracce più antiche emerse durante i lavori sulle fondamenta. Il palazzo fu inoltre utilizzato nel 1963 come set del film “Mare matto”, con Gina Lollobrigida e Jean-Paul Belmondo.
Un altro luogo che apre per la prima volta nell’ambito del festival è l’Industria De Pasquale, importante testimonianza dell’archeologia industriale messinese. Nello stabilimento del 1912, in stile liberty e neorinascimentale, agrumi e gelsomini venivano trasformati in essenze e olii essenziali destinati anche ai mercati internazionali. Acquisito dall’Università di Messina, il complesso ospitò i primi laboratori del CNR-ITAE. Tra le aperture speciali ci sono anche la Casa del Mutilato, progettata nel 1955 in stile tardo razionalista e inaugurata nel 1964 dall’allora presidente della Repubblica Antonio Segni, e il Palazzo della Prefettura, costruito nel 1915 su progetto di Cesare Bazzani.
La visita al Palazzo della Prefettura consentirà di accedere ad alcuni ambienti normalmente non aperti al pubblico, tra biblioteca, stanza del prefetto, appartamento presidenziale e salottini. Tra i luoghi religiosi significativi c’è la chiesa di Santa Maria Alemanna, legata ai Cavalieri Teutonici e alla Messina medievale, con il portale laterale e i capitelli figurati e i graffiti lasciati quando l’edificio fu utilizzato come deposito e officina.
Un viaggio tra passato e presente
Il programma include anche la chiesa e monastero dello Spirito Santo, Casa Madre delle Figlie del Divino Zelo, che conserva le strutture dell’antico complesso cistercense e opere d’arte tra cui un Crocifisso del 1520. Saranno aperti anche alcuni ambienti dell’antico monastero, comprese antiche celle monastiche scavate nella roccia. La storia di San Placido è al centro della visita alla chiesa e Museo di San Giovanni di Malta, dove è custodito il tesoro con reliquiari, argenti, dipinti, sculture e paramenti.
La chiesa del Nuovo Oratorio della Pace ospita gli undici gruppi statuari della processione del Venerdì Santo, insieme ai ceri votivi legati alla Vara dell’Assunta. La chiesa conserva inoltre un monumentale portale in pietra del 1609 proveniente dal monastero di San Placido Calonerò. Non manca uno dei monumenti simbolo di Messina, la chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani, costruita nel XII secolo e caratterizzata dalla fusione di elementi bizantini, arabi e normanni. Il festival si conclude con un viaggio attraverso luoghi meno conosciuti, come il monastero basiliano, le cui origini risalgono all’epoca normanna e alla tradizione legata a San Filippo d’Agira. Al Museo e Santuario di Montalto, sul colle della Caperrina, si potrà entrare nel museo parrocchiale, eccezionalmente aperto per il festival. Il santuario domina la città ed è legato alla leggenda della Dama Bianca e alla storia della Guerra del Vespro.



