Un nuovo studio ha evidenziato un legame significativo tra il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e un aumento del 50% dei disturbi gastrointestinali. La ricerca, basata su una revisione sistematica di oltre 1,9 milioni di persone, ha rivelato che chi soffre di ADHD ha maggiori probabilità di sviluppare sintomi come stitichezza, dolore addominale, encopresi e sindrome dell’intestino irritabile. I ricercatori hanno sottolineato che, sebbene non si possa affermare con certezza che l’ADHD causi questi problemi, il legame appare abbastanza evidente da richiedere maggiore attenzione.
Un aumento del 48% dei sintomi intestinali
Le persone con ADHD mostrano un aumento del 48% delle probabilità di presentare sintomi gastrointestinali rispetto al resto della popolazione. L’associazione è particolarmente forte per la stitichezza, dove le probabilità sono quasi raddoppiate, e per l’encopresi, dove sono oltre quattro volte più alte. I ricercatori hanno indicato diverse possibili spiegazioni, tra cui fattori comportamentali, farmacologici e biologici. Ad esempio, abitudini alimentari irregolari, pasti saltati e abbuffate possono contribuire a sintomi come indigestione, gonfiore e dolore addominale. La disregolazione emotiva e lo stress possono influenzare la sensibilità dell’intestino. Inoltre, i disturbi del sonno, comuni tra le persone con ADHD, possono influenzare la motilità e la sensibilità dell’intestino. Gli stimolanti come il metilfenidato sono noti per causare effetti collaterali quali inappetenza, dolore addominale, nausea e stitichezza. Questi fattori potrebbero giocare un ruolo nella complessità del quadro sintomatico.
Il legame intestino-cervello e il microbioma
Lo studio ha anche sottolineato il legame intestino-cervello, con un’attenzione particolare al microbioma intestinale. Ricerche precedenti hanno individuato differenze nella composizione della flora batterica tra adulti con ADHD e controlli neurotipici. Queste differenze potrebbero influenzare l’infiammazione e la comunicazione tra intestino e cervello. Inoltre, i ricercatori hanno richiamato l’attenzione su differenze nell’interocezione, la capacità di riconoscere i segnali interni del corpo, come possibile fattore.
Non possiamo ancora affermare che l’ADHD causi questi problemi intestinali. Tuttavia, il quadro emerso suggerisce che i sintomi gastrointestinali dovrebbero essere valutati come parte integrante della cura per le persone con ADHD, soprattutto se possono incidere sulla qualità della vita. I ricercatori hanno anche sottolineato che la consapevolezza ridotta dello stimolo a evacuare potrebbe contribuire alla stitichezza o all’encopresi. “I clinici che hanno in cura persone con ADHD potrebbero valutare di chiedere anche dei sintomi gastrointestinali, soprattutto se potrebbero incidere sulla qualità della vita”, ha dichiarato Saran Shantikumar, professore associato di area clinica alla Warwick Medical School. L’attenzione a questi sintomi potrebbe aiutare a migliorare il benessere complessivo delle persone con ADHD, anche se il legame non è ancora del tutto chiaro.
La ricerca ha anche evidenziato che le ipersensibilità sensoriali legate al cibo potrebbero avere un ruolo. Le persone con ADHD possono percepire in modo diverso consistenze e odori degli alimenti, con il rischio di adottare diete selettive, più povere di fibre e in grado di influenzare l’attività intestinale. Questi aspetti, insieme a fattori genetici, contribuiscono a un quadro complesso che richiede ulteriori indagini.



