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giovedì 17 Settembre 2026

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Adottare un pannello fotovoltaico a distanza: conviene davvero?

L’adozione di pannelli fotovoltaici a distanza richiede un consumo energetico sincronizzato con la produzione. Un calcolo mostra un risparmio annuo di circa 80 euro.

Adottare un pannello fotovoltaico a distanza conviene davvero? La risposta dipende da quanto si riesce a consumare l’energia mentre viene prodotta. Secondo un’analisi basata su dati reali, il risparmio annuo può raggiungere circa 80 euro, ma solo se il consumo è sincronizzato con la produzione. La nuova offerta di Plenitude, che permette di adottare pannelli in affitto, ha reso chiaro come il modello funziona e quali sono i limiti.

Consumo sincronizzato con la produzione

Il sistema funziona come un servizio cloud: l’utente non possiede fisicamente un pannello, ma adotta una porzione virtuale di un impianto solare. Il pannello è installato in un parco fotovoltaico in Spagna, a Cerrillares, un’area con elevato irraggiamento solare. L’utente paga un canone fisso mensile, ma il risparmio esiste solo se l’energia prodotta viene consumata nello stesso momento in cui viene generata.

Il consumo deve coincidere con la produzione per ottenere un beneficio.

Plenitude utilizza i dati del contatore 2G del cliente e quelli di produzione dell’impianto per calcolare quanto dell’energia prodotta viene effettivamente utilizzata. Questo è trasformato in “bonus” che riduce la bolletta. Se l’energia non viene consumata quando viene prodotta, viene immessa in rete e non genera alcun risparmio.

Le taglie e i loro rendimenti

Le taglie disponibili sono S (0,3 kW), M (0,6 kW) e L (0,9 kW), con canoni rispettivamente di 2, 3 e 5 euro al mese. La produzione mensile varia in base al mese e alla taglia scelta. Ad esempio, il pannello L produce circa 178 kWh in luglio, il mese con il picco di produzione. Tuttavia, il consumo deve essere sincronizzato con la produzione per ottenere un risparmio.

La taglia più piccola può offrire un rapporto spesa-ritorno migliore.

Per una casa con un carico di base stabile, la taglia S è spesso la più conveniente. Il carico di base della casa garantisce quasi sempre l’assorbimento dell’intera produzione, senza sprechi. Al contrario, per i pannelli più grandi, come M e L, il consumo non riesce a seguire la produzione in modo costante, soprattutto nei mesi con maggiore irraggiamento, come luglio.

Un caso reale: il consumo di base

Un caso reale mostra come il consumo di base, come quello dei dispositivi in stand-by, può influenzare il rendimento. Ad esempio, il pannello S, che produce fino a 0,24 kW, è in grado di coprire il carico di base di una casa, anche se non c’è nessuno a casa. Questo significa che il tasso di abbinamento tra consumo e produzione si avvicina al 100%, senza necessità di presenza umana. Per il pannello M, invece, la produzione supera il carico di base solo in alcune ore, e l’eccedenza va persa se non viene utilizzata. Il pannello L, con una produzione maggiore, ha un tasso di abbinamento inferiore, rendendo difficile il consumo completo dell’energia prodotta. Il risparmio annuo netto, calcolato su una serie di soglie di autoconsumo, varia da circa 0,44 a 233,72 euro, a seconda del tasso di autoconsumo. La taglia S, con un canone di 24 euro all’anno, offre un risparmio massimo di 73,79 euro se il consumo è al 100%. Le conclusioni sono chiare: adottare un pannello fotovoltaico a distanza conviene solo se si riesce a consumare l’energia mentre viene prodotta. La taglia più piccola, se adatta al carico di base della casa, può offrire un rapporto spesa-ritorno migliore. I calcoli di base e il meccanismo restano comunque simili e sono facili da replicare, anche per altre offerte simili sul mercato.

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