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giovedì 17 Settembre 2026

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L’inchiesta di Clepa sull’auto elettrica non chiarisce il dibattito pubblico

L’inchiesta di Clepa sull’auto elettrica non chiarisce il dibattito pubblico, con dati confusi e interpretazioni non corrette.

L’inchiesta di Clepa sull’auto elettrica ha suscitato dibattito, ma non ha chiarito le dinamiche del mercato e delle preferenze dei consumatori. L’8 settembre Quattroruote ha pubblicato un articolo sull’idea che in Italia quasi nessuno voglia un’auto elettrica. Tuttavia, i dati raccolti non sono sufficienti a sostenere una conclusione così netta. L’indagine, commissionata da Clepa, l’associazione europea dei produttori di componentistica, e rilanciata in Italia da Anfia, ha suscitato critiche per la sua struttura e per l’interpretazione dei risultati.

Un sondaggio non sufficientemente argomentato

Non esiste un vero e proprio studio argomentato sui risultati del sondaggio, ma solo tabelle sul sito di Yougov. Nessuno dei comunicati stampa ha linkato a questi dati, limitando la trasparenza. I dati raccolti riguardano cinque paesi: Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna. Tuttavia, questi non rappresentano l’Europa nel suo complesso, poiché non includono i Paesi Bassi, la Svezia, la Danimarca e il Belgio, dove la penetrazione dell’auto elettrica è maggiore.

La domanda che ha generato il famoso 8% di interesse per l’auto elettrica (6% in Italia) era: “Pensando al suo prossimo acquisto di un veicolo, quale dei seguenti, se ce n’è uno, è più probabile che acquisti?” I risultati mostrano che il 6% preferisce le batterie, il 23% le ibride, il 12% i plug-in hybrid o range extender e il 26% la benzina. Mancano diverse opzioni, tra cui il gasolio, che raccoglie l’11% delle preferenze. Questo dato è stato omesso dai comunicati stampa, pur essendo rilevante per la discussione sulla neutralità tecnologica.

Il 47% dei rispondenti indica il prezzo dei veicoli come barriera principale, il 42% il costo dell’elettricità, il 40% le colonnine e il 32% l’autonomia.

Un dibattito pubblico non strutturato

La diffusione dell’inchiesta sulla stampa ha creato un dibattito pubblico non chiaro, con interpretazioni non sempre corrette. L’industria europea ha speso molto per l’elettrificazione, ma non è chiaro se abbia speso troppo o abbastanza. Il numero di 250 miliardi di investimenti, citato da Roberto Vavassori, presidente di Anfia, non è stato verificato e non è legato al sondaggio. L’industria ha passato anni a uscire dal segmento delle vetture piccole per entrare in quello dei SUV ad alto margine, e poi ha elettrificato quel portafoglio.

Le elettriche care sono una strategia di prodotto, non una legge di natura. Se l’industria si trova in difficoltà, è perché non ha fatto le scelte giuste. La neutralità tecnologica non si basa sulle batterie, ma su alternative che non raggiungono l’efficienza dell’auto elettrica. La transizione richiede un prezzo per questa asimmetria. I problemi con l’elettrificazione esistono: alti costi, scarsa infrastruttura, limitato potere di acquisto. Ma dobbiamo cercare di superare questi problemi, non rimanere attaccati alle vecchie tecnologie. Per correttezza, bisogna dire anche che i problemi con l’elettrificazione del parco automobilistico esistono. Tuttavia, non dobbiamo demonizzare l’auto elettrica. L’inchiesta di Clepa è confusa, insufficiente, male interpretata e peggio diffusa sulla stampa. Non è così che si dovrebbe strutturare un dibattito pubblico.

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