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venerdì 18 Settembre 2026

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Lavoratori italiani e europei gestiscono attività personali in ufficio, ma non compromettono la produttività

Lavoratori italiani e europei gestiscono attività personali in ufficio, ma non compromettono la produttività.

Quasi 6 lavoratori su 10, tra Italia, Germania, Spagna e Francia, gestiscono questioni personali durante l’orario di lavoro, e per la maggior parte di loro, questa pratica non danneggia la produttività. I dati derivano da un sondaggio condotto a giugno 2026 da LiveCareer, che ha coinvolto un campione di 1.000 lavoratori distribuiti equamente tra i quattro Paesi. Secondo i risultati, il 59% dei partecipanti si occupa di questioni private almeno una volta alla settimana, con il 27% che lo fa ogni giorno. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il 72% degli intervistati ritiene che queste brevi pause migliorino la propria produttività, mentre solo il 3% ritiene che abbiano un impatto negativo.

Un cambiamento nel concetto di produttività

La tendenza a integrare attività personali nel lavoro quotidiano riflette un profondo cambiamento nel modo in cui i lavoratori interpretano il concetto di produttività. Per molti, essere produttivi non significa restare incollati alla scrivania per otto ore di fila, ma avere la flessibilità necessaria per gestire le proprie esigenze senza compromettere il lavoro. La maggior parte dei lavoratori ritiene che le piccole pause per questioni personali migliorino la concentrazione e la produttività. «Oggi i professionisti non dividono più gli impegni lavorativi e personali in compartimenti stagni», spiega Jasmine Escalera, esperta di carriera di LiveCareer. «Gestiscono le piccole necessità private man mano che si presentano e, nella maggior parte dei casi, sentono che queste brevi pause li aiutano a staccare per un momento e a mantenere alta la concentrazione».

Le attività personali più comuni

Secondo il sondaggio, le attività personali più diffuse durante l’orario di lavoro sono le chiamate e i messaggi privati, seguiti dall’uso dei social media e dalle commissioni personali. Il 43% degli intervistati effettua chiamate personali o scambia messaggi privati, il 37% utilizza i social media e il 35% svolge commissioni personali. La maggior parte dei lavoratori dedica alle attività non lavorative non più di un’ora al giorno, con il 60% che ne dedica un’ora o meno e il 31% meno di 30 minuti. Solo il 7% dichiara di dedicarvi più di due ore.

La maggior parte dei partecipanti ritiene che queste brevi interruzioni non compromettano la produttività, ma siano anzi un modo per mantenere un equilibrio tra lavoro e vita privata. Il 72% degli intervistati afferma che le pause per questioni personali migliorino la propria produttività. «Per i datori di lavoro, il quadro che emerge è molto chiaro: dal punto di vista dei dipendenti, una pausa occasionale per questioni private non è più vissuta come tempo sottratto all’azienda», conclude Escalera. «Al contrario, viene considerata un approccio più moderno e sostenibile per conciliare al meglio gli impegni professionali e la vita privata, senza sacrificare il rendimento».

Il sondaggio ha rivelato una netta evoluzione rispetto al modello tradizionale, basato su una rigida separazione tra lavoro e vita privata. I dati mostrano che il lavoro ibrido e i modelli flessibili hanno reso sempre più comune l’integrazione di attività personali nella routine lavorativa, senza compromettere il rendimento. La maggior parte dei partecipanti ha dichiarato di non superare un’ora al giorno per attività non lavorative, con il 75% che ne dedica un’ora o meno. Questi risultati sottolineano una trasformazione culturale nel modo in cui i lavoratori percepiscono il tempo e la produttività.

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