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giovedì 17 Settembre 2026

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Cultura

Nanbanjin di Matsumoto e Pedrosa: un libro che racconta due mondi in dialogo

Un graphic novel che unisce due prospettive per raccontare l’arrivo di un esploratore portoghese in Giappone nel Sedicesimo secolo.

Nanbanjin, il graphic novel di Taiyō Matsumoto e Cyril Pedrosa, è un progetto unico che unisce due prospettive per raccontare l’arrivo di un esploratore portoghese in Giappone nel Sedicesimo secolo. Il libro, ambientato nel periodo del commercio Nanban, segue le (dis)avventure di Fernando, un personaggio di finzione, e si sviluppa attraverso due racconti paralleli, uno scritto da Pedrosa e l’altro da Matsumoto. Questa struttura mira a mostrare la complessità della realtà attraverso la pluralità delle voci, senza contrasti ma con una ricchezza di prospettive che arricchisce la narrazione.

Due visioni di un mondo sconosciuto

La storia inizia con l’arrivo di Fernando su un’isola giapponese, dopo che la sua nave è stata attaccata da pirati e ha finito per naufragare. L’uomo, tormentato e solitario, viene accolto da un abitante del posto, che lo porta in riparo e si occupa di lui. Il racconto di Pedrosa, con disegni frenetici e dettagliati, si concentra sulle emozioni e i sentimenti di Fernando, che si sente sempre fuori posto e si trova a fare scelte radicali. La nave su cui viaggia Fernando, diretta in Oriente, finisce alla deriva tra le isole dell’arcipelago giapponese dopo un violento attacco di pirati.

La parte di Matsumoto, invece, si sviluppa con un approccio corale e più riflessivo, partendo dallo sguardo di un bambino, uno dei tanti che popolano la storia. Questo personaggio, come altri, si rivela fondamentale nella parabola del protagonista. La narrazione si sposta di prospettiva con naturalezza, mostrando una visione del Giappone che è diversa da quella europea, ma non meno ricca e profonda. Il libro si divide in due parti, con una carta diversa per ciascuna, e si conclude con una doppia splash realizzata a quattro mani.

Un dialogo tra due culture

Il libro si basa su un’idea originale: raccontare la stessa storia da due punti di vista diversi, uno europeo e uno giapponese, per mostrare come due culture possano interpretare lo stesso evento in modi diversi. Il confronto tra le due prospettive non è un contrasto, ma una complementarità che sottolinea la complessità della realtà. Il paragone con Rashomon di Akira Kurosawa è inevitabile, ma qui la situazione è differente: non si tratta di una narrazione a più voci, ma di una narrazione che si arricchisce grazie alla pluralità delle prospettive.

La storia raccontata da Matsumoto permette di completare il quadro, di vedere altri fatti, altre idee e avere una visione più completa della realtà. L’intersecarsi delle due prospettive suggerisce che una visione assoluta e universale non possa esistere. Il libro non offre soluzioni o lezioni, ma un’esperienza narrativa unica, in cui il lettore può arrivare alla conclusione della lettura soddisfatto di aver conosciuto più motivazioni, più intenzioni e più sfumature. Leggere Nanbanjin è un’esperienza che si distingue per la sua maestria e la sua dedizione, che vengono rispettate anche dall’adattamento di questa edizione. Il libro, con le sue 500 pagine, è un’opera destinata a entrare nella storia del fumetto d’autore, grazie alla sua originalità e alla sua capacità di coinvolgere il lettore in un viaggio tra due mondi in dialogo.

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