Un team di ricercatori guidati dalla professoressa Chunxia Zhao dell’Università di Adelaide ha sviluppato una terapia oncologica innovativa basata su nanoparticelle intelligenti, in grado di modificare il microambiente tumorale e migliorare l’efficacia dell’immunoterapia. I primi risultati, ottenuti in laboratorio, mostrano una riduzione del 63% dei macrofagi immunosoppressivi e un’intensa infiltrazione di linfociti T, elementi chiave per un’azione immunitaria efficace. La terapia, ancora in fase preclinica, potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella lotta contro i tumori solidi, che rappresentano oltre il 90% delle diagnosi globali.
Le nanoparticelle intelligenti sono progettate per riconoscere e modificare i macrofagi associati al tumore, che spesso agiscono come protettori della massa maligna. Questi macrofagi, manipolati dai segnali cancerosi, impediscono l’azione delle cellule T, fondamentali per la difesa immunitaria. Il nuovo sistema, sviluppato da un team internazionale, utilizza nanoparticelle dotate di anticorpi specifici per riconoscere esclusivamente i macrofagi alterati. Una volta penetrate nella cellula, le nanoparticelle rilasciano mRNA che agisce come “istruzione” genetica, spingendo la cellula a produrre chemochine come la CXCL9 e attivatori immunitari.
Questo approccio mira a modificare il microambiente tumorale agendo dall’interno, permettendo alle cellule T di penetrare nella massa tumorale e eliminarla. I primi test in laboratorio hanno evidenziato una riduzione significativa dei macrofagi immunosoppressivi e un aumento dell’infiltrazione di linfociti T, elementi chiave per una risposta immunitaria duratura. Inoltre, non è stata riscontrata alcuna tossicità sistemica né danni a carico degli organi sani, un aspetto cruciale per la sicurezza del trattamento. “Una delle sfide principali dell’immunoterapia è che, sebbene il sistema immunitario sia potenzialmente in grado di attaccare un tumore, il microambiente tumorale può impedire a tali cellule immunitarie di svolgere la propria funzione”, ha dichiarato la professoressa Zhao. “Il nostro approccio mira a modificare questo ambiente agendo dall’interno del tumore”, ha aggiunto, sottolineando l’importanza del lavoro condotto dal team.
Sebbene i risultati siano promettenti, la terapia è ancora in fase preclinica e necessita di ulteriori studi di sicurezza prima di poter avviare i primi trial clinici sull’uomo. La validazione di principio ha dimostrato la capacità delle nanoparticelle di bypassare l’ostacolo rappresentato dai macrofagi protettivi, un passo fondamentale per il futuro della terapia oncologica. I ricercatori sperano che questa innovazione possa aprire nuove strade nella lotta contro il cancro, un’area in cui la ricerca scientifica continua a fare passi in avanti grazie a tecnologie sempre più avanzate.
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