La ricerca archeologica condotta nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme rappresenta un’esperienza unica, in cui scienza, fede e diversità si incontrano. L’opera, presentata il 17 settembre all’Università Sapienza di Roma, è il primo volume di una serie che sintetizza un lavoro corale, durato anni e coinvolto studiosi di diverse discipline. L’obiettivo è ricostruire una parte della storia di Gerusalemme, dal periodo dell’età del Ferro all’età contemporanea, attraverso una ricerca che rispetta le liturgie e le comunità che vivono nel luogo sacro. La direzione del progetto è affidata a Francesca Romana Stasolla, ordinaria di Archeologia Cristiana e Medevale, che ha definito il lavoro come “archeologia patteggiata”, un termine che indica un approccio metodologico e culturale adatto a un contesto così complesso.
La ricerca si svolge in un luogo che è al tempo stesso un simbolo religioso e un sito storico di grande importanza. Per Stasolla, il rispetto delle liturgie e delle pratiche delle diverse comunità è stato un elemento cardine del lavoro. “Il rispetto di tutte le liturgie – ha sottolineato – è stato l’elemento cardine di questa ricerca”. Questo approccio ha permesso di creare un dialogo tra scienza e fede, tra passato e presente, tra diversi contesti culturali. La Basilica del Santo Sepolcro, luogo di preghiera e di memoria cristiana, è stato il palcoscenico su cui si è sviluppato un lavoro che ha coinvolto non solo archeologi, ma anche studiosi di altre discipline, come storia, teologia e antropologia.
La condivisione non riguardava solo l’organizzazione del lavoro, ma è diventata parte integrante del metodo. Lavorare in un luogo come il Santo Sepolcro significa lavorare in un luogo non solo pluristratificato dal punto di vista storico, ma condiviso da riti, pratiche, culture e confessioni diverse. Da qui l’idea di quell’archeologia patteggiata, chiamata a porsi continuamente “in relazione con istanze con cui deve convivere”, individuando soluzioni metodologiche capaci di rendere possibile la ricerca in un contesto complesso dal punto di vista archeologico e storico, ma anche umano e cultuale.
Il progetto, che ha avuto inizio nel 2019, ha visto l’attuazione degli scavi vero e proprio a partire dal maggio 2022. Gli scavi si sono conclusi nell’ottobre 2025, ma il lavoro non si è fermato: proseguono lo studio dei materiali, la documentazione e la ricerca negli archivi. L’esperienza ha visto i ricercatori, e in particolare i più giovani, confrontarsi con realtà complesse, non solo sul piano professionale, ma anche su quello personale e umano. La vita a Gerusalemme, in un periodo di tensioni e di cambiamenti, ha rappresentato un’esperienza di crescita e di adattamento.
La profondità temporale del lavoro ha permesso di ricollocare il Santo Sepolcro all’interno della storia di Gerusalemme. “Questo luogo, il più importante delle memorie cristiane, è figlio di quella città e si inserisce in quella città”, ha osservato Stasolla. “Non possiamo pensare Gerusalemme senza la lunga storia del Santo Sepolcro, ma non possiamo neanche pensare il Santo Sepolcro altrove che non intessuto nella storia di Gerusalemme”. Questo rapporto inscindibile tra luogo e contesto ha rappresentato uno degli aspetti più affascinanti dell’intera esperienza di ricerca.
La ricerca archeologica al Santo Sepolcro non è solo un atto di scoperta, ma un’esperienza di condivisione, in cui scienza, fede e diversità si incontrano. Il lavoro, che ha visto la partecipazione di oltre quaranta studiosi, rappresenta un esempio di come la ricerca possa essere un ponte tra passato e presente, tra conoscenza e spiritualità. Francesca Romana Stasolla, nominata membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra da Leone XIV nel marzo scorso, ha concluso: “Io ho avuto l’onore e l’onere di dirigere questo scavo archeologico, ma ovviamente rappresento un team molto esteso di archeologi, insieme a studiosi di altre discipline”. Una pluralità di competenze e di esperienze che riflette la complessità stessa del Santo Sepolcro: un luogo nel quale la ricerca archeologica incontra una storia millenaria, comunità diverse e una memoria cristiana pulsante di vita.
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