Una scienziata australiana sta trasformando i rifiuti accumulati in discariche in risorse utili, grazie a una tecnologia innovativa. A Collie, nell’Australia Occidentale, i rifiuti si accumulano in quantità considerevoli, ma un progetto di ricerca si è evoluto in un’idea ambiziosa: scoprire il valore di ciò che viene buttato via. Il Paese produce 76 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, con una quota significativa che finisce in discarica. Tuttavia, esistono soluzioni innovative per dare ai rifiuti una seconda vita.
Un’azienda, grazie a una tecnologia di conversione termica, sta trasformando i rifiuti in prodotti come aceto, biochar e olio. Il progetto, iniziato come ricerca, si è sviluppato in un’idea molto più ambiziosa. L’obiettivo è scoprire il valore di ciò che viene scartato. La scienziata Lynne Loo, che ha iniziato a occuparsi dei rifiuti dell’industria dell’abalone, oggi mette la sua esperienza al servizio delle startup, aiutandole a trovare un mercato per i loro scarti. Il processo richiede solo una settimana, invece di 75 anni per far crescere un albero. Matteo Barber utilizza un laboratorio artigianale, allestito in casa, per estrarre cellulosa dagli scarti alimentari. “Quello che ottengo è cellulosa pura, che poi trasformo in carta, prodotti simili alla pelle o al legno”, spiega. La cellulosa può essere utilizzata per produrre bioplastiche, con un’ampia gamma di applicazioni. Per Barber, il progetto si affianca al suo lavoro principale e il supporto di Loo è fondamentale per il funzionamento del sistema.
Un impianto di trattamento dei rifiuti a Collie, nell’Australia Occidentale, sta spingendo questa idea ancora oltre. Grazie alla tecnologia di conversione termica, l’azienda Renergi trasforma i rifiuti in prodotti utili. “Possiamo trattare poco meno di 30.000 tonnellate di rifiuti di biomassa all’anno e 4.000 tonnellate l’anno di rifiuti urbani solidi della città”, spiega Deejay Parker di Renergi. Oltre il 70 per cento del materiale viene recuperato e trasformato in qualcosa di nuovo. Il biochar viene già utilizzato nei frutteti e in una cantina nel sud dell’Australia Occidentale.
La sostenibilità non è più un’opzione, ma una necessità. Il progetto ha ottenuto finanziamenti dall’Agenzia australiana per l’energia rinnovabile, nell’ambito degli sforzi per diffondere le tecnologie rinnovabili nelle aree regionali. Quando raggiungerà la piena capacità produttiva, dovrebbe diventare uno dei maggiori produttori del Paese. “Penso sia importante che le persone vedano che è possibile, perché ci sono tanti scettici”, afferma Loo. Una paladina nella lotta ai rifiuti, determinata a riciclare, riutilizzare e ripensare ciò che buttiamo.
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