Il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) ha approvato la delibera che individua le condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria in relazione ai test psicoattitudinali previsti dalla riforma del 2024. L’approvazione, ottenuta con il plenum che ha espresso un consenso unanime (con sei astensioni), segna un passo avanti nella definizione di criteri oggettivi per valutare le capacità psicoattitudinali degli aspiranti magistrati. I test, introdotti per migliorare la selezione e la formazione dei magistrati, saranno finalizzati a verificare la presenza di carenze che potrebbero influire negativamente sull’esercizio della funzione giudiziaria.
Le cinque aree psicoattitudinali
Le condizioni di inidoneità sono state organizzate in cinque aree: cognitiva, emotiva, relazionale, etico-valoriale e organizzativa. Ogni area è stata definita con requisiti specifici che dovranno essere verificati attraverso i test. Per l’area cognitiva, si richiede un buon ragionamento analitico, pensiero critico-inferenziale, capacità di prendere decisioni e problem solving. L’area emotiva, invece, si concentra sull’equilibrio emotivo, gestione dello stress e autocontrollo. L’area relazionale include la comprensione empatica, capacità di ascolto e comunicazione efficace, nonché collaborazione e lavoro di squadra. L’area etico-valoriale si basa sull’equità e sull’autonomia di giudizio, mentre l’area organizzativa punta sulla capacità di organizzare il lavoro e gestire il tempo.
La grave carenza nella capacità di organizzazione del lavoro e di gestione del tempo costituisce una condizione di inidoneità. Il Csm ha rilevato che una grave carenza nelle aree psicoattitudinali potrebbe portare a comportamenti non funzionali all’esercizio della funzione giudiziaria. Per questo motivo, i test dovranno essere finalizzati a verificare tali condizioni e a approfondirle durante il colloquio. La Sesta Commissione di Palazzo Bachelet, supportata da quattro esperti, ha individuato le condizioni di inidoneità per ciascuna delle aree, con l’obiettivo di garantire un reclutamento basato su criteri oggettivi e verificabili.
Le critiche dell’Anm
L’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) ha espresso preoccupazioni circa l’introduzione dei test psicoattitudinali, ritenendoli potenzialmente strumenti di condizionamento nei confronti della magistratura. Secondo l’Anm, i principi di indipendenza, imparzialità e equilibrio sono cardine per un magistrato e devono continuare a esserlo. L’associazione sostiene che i magistrati sono già sottoposti a controlli durante l’intero percorso professionale, dalla prova di accesso all’ingresso in ruolo.
La magistratura teme che i test possano essere utilizzati nel dibattito pubblico per condizionare la professione. Per questo motivo, l’Anm ha espresso contrarietà a un sistema che, a suo avviso, potrebbe essere utilizzato nel dibattito pubblico per condizionare la magistratura. Il Csm ha ribadito che i test dovranno essere finalizzati a verificare le condizioni di inidoneità e a garantire una valutazione equa e trasparente. La prossima fase sarà la definizione dei test effettivi, che dovranno rispondere alle condizioni di inidoneità individuate e garantire una selezione basata su criteri oggettivi.



