La differenza tra i prezzi degli affitti in zona Unical tra Quattromiglia e Arcavacata è di 100 euro al mese, un dato che per molti studenti rappresenta una scelta decisiva. Il tema, analizzato da Francesca Salvo, docente del DIAm dell’Unical, si colloca all’interno di un mercato in crescita ma con dinamiche diverse rispetto a quelle delle grandi città universitarie. La vicinanza all’università, la movida, i servizi e la capacità economica delle famiglie giocano un ruolo chiave nella determinazione dei prezzi.
Prezzi condizionati da servizi e capacità di spesa
La zona di Quattromiglia, a causa della sua vicinanza all’Unical e della presenza di attività extra-universitarie, presenta prezzi di affitto più elevati rispetto a Arcavacata. «Su Quattromiglia troviamo stanze anche a 300 euro – spiega Salvo –. Possiamo arrivare fino ai 330-350 euro per una stanza». Il range varia tra i 250 e i 350 euro, mentre su Arcavacata siamo intorno ai 200 euro per una stanza singola. Una differenza che, sebbene apparentemente contenuta, assume un peso rilevante per alcune famiglie e per alcuni studenti.
La differenza di 100 euro può cambiare la scelta di un studente.
«La differenza di 100 euro tra Arcavacata e Quattromiglia per alcune famiglie e per alcuni ragazzi è decisiva – sottolinea Salvo –. Io so di tanti ragazzi che vorrebbero stare a Quattromiglia, però non possono». La soluzione diventa allora quella di orientarsi verso una zona diversa, magari meno centrale rispetto alla vita universitaria, ma economicamente più sostenibile. A incidere sulle scelte c’è anche un elemento che negli ultimi anni ha modificato le esigenze degli studenti: l’automobile.
Un mercato con regole proprie
«Il mercato cosentino ha caratteristiche e dimensioni diverse rispetto a quelle delle grandi città universitarie – chiarisce Salvo –. Non ci possiamo raffrontare con realtà come Milano, Bologna, Torino». La crescita degli affitti, pur presente, è limitata rispetto al resto dell’Italia. «Negli ultimi quattro-cinque anni i canoni hanno registrato incrementi annuali, ma sempre a una sola cifra», afferma Salvo. L’aumento dell’ultimo anno è stato più contenuto rispetto agli anni precedenti. La capacità di spesa degli studenti e delle loro famiglie finisce così per fissare un limite concreto ai canoni praticabili sul mercato locale. «Un prezzo di 600 euro per una stanza rischierebbe di collocarsi fuori dal mercato, perché difficilmente troverebbe una domanda in grado di sostenerlo», osserva Salvo. Il livello dei canoni, quindi, deve confrontarsi con la sostenibilità economica della domanda.
Un’ulteriore criticità riguarda gli studenti in attesa dell’assegnazione di un posto nelle residenze universitarie, che possono trovarsi nella necessità di cercare una sistemazione temporanea. In questi casi l’urgenza riduce i margini di scelta e può rafforzare la posizione di chi offre l’alloggio. Il ricorso agli affitti di breve durata, tuttavia, resta ancora limitato: l’offerta dedicata non è particolarmente ampia e spesso gli studenti riescono a gestire la fase transitoria attraverso soluzioni informali e forme di supporto reciproco.
Residenze non bastano a coprire la domanda
Paola Cannavò, docente di Tecnica urbanistica al DIAm dell’Unical, sposta il punto di osservazione sulla città e sulla capacità del territorio di rispondere alla domanda abitativa. «Il sistema delle residenze del campus non riesce a soddisfare l’intera domanda abitativa degli studenti e una parte significativa di questa domanda si riversa inevitabilmente sul mercato privato degli affitti», spiega. «Per agevolare gli studenti e contribuire a calmierare il mercato degli affitti – prosegue – occorre certamente aumentare l’offerta di residenze, ma credo che si debba farlo innanzitutto recuperando il patrimonio edilizio esistente e oggi inutilizzato». Un esempio è il Centro Rocchi, struttura destinata a residenze studentesche e mai entrata pienamente in funzione. «Si tratta di residenze completate, ma mai collaudate e quindi mai effettivamente utilizzate», sottolinea Cannavò. Poi c’è il centro storico di Cosenza, indicato come una possibile risorsa per una politica abitativa capace di produrre contemporaneamente più effetti. «Investire sul patrimonio immobiliare abbandonato del centro storico – evidenzia la docente – potrebbe rappresentare un’opportunità non soltanto per rispondere alla domanda abitativa degli studenti, ma anche per contribuire alla rigenerazione di questa parte della città».



