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Alzheimer e demenza senile: i segnali da non ignorare. In Piemonte i casi superano i 92mila

La demenza, tra cui l’Alzheimer, rappresenta un problema crescente in Piemonte, dove i casi superano i 92mila tra le persone con più di 65 anni. Circa due terzi di questi pazienti, ovvero 61mila, sono affetti da Alzheimer, mentre 1.700 sono diagnosi a esordio precoce tra i 35 e i 64 anni. Inoltre, oltre 74mila persone soffrono di Mild Cognitive Impairment (MCI), una condizione di lieve declino cognitivo che può evolvere in forme di demenza. La Giornata Mondiale dell’Alzheimer, in programma il 21 settembre, ha visto l’organizzazione di iniziative informative per sensibilizzare la popolazione su temi cruciali per la salute mentale.

Segnali da non ignorare

Identificare i segnali di demenza è fondamentale per intervenire in tempo. Tra i sintomi più comuni, si segnala la difficoltà a ricordare informazioni appena apprese, la ripetizione di domande a breve distanza di tempo e l’incremento del ricorso a promemoria e dispositivi esterni. La discriminante principale per valutare se si tratta di un segnale d’allarme è il livello di autonomia: quando le difficoltà diventano progressive, frequenti e interferiscono con le attività quotidiane, è necessario prestare maggiore attenzione. Un altro aspetto rilevante è il comportamento e l’umore: manifestare cambiamenti insoliti e persistenti nella personalità, nelle abitudini sociali o uno stato di ansia e irritabilità non riscontrato in precedenza. Questi segnali, se persistono, possono indicare un declino cognitivo che richiede attenzione medica. Inoltre, l’orientamento può essere compromesso, con smarrimento in luoghi abituali o confusione verso date, stagioni e lo scorrere del tempo.

Le cause modificabili

Secondo il Mauriziano, il 51,7% dei casi di demenza può essere attribuito a fattori di rischio modificabili, tra cui l’inattività fisica, l’isolamento sociale, l’ipertensione, l’obesità, il diabete e l’inquinamento. Questi elementi, pur non essendo determinanti, possono influenzare significativamente lo sviluppo della malattia. La prevenzione, quindi, non si limita a unicamente a cure farmacologiche, ma include uno stile di vita attivo e una rete sociale solida.

La distribuzione dei casi di demenza in Piemonte riflette non solo la popolazione anziana, ma anche fattori socio-economici e ambientali. La provincia di Torino registra il numero più elevato di casi, con oltre 47mila tra gli over 65 e più di 880 casi di demenza ad esordio precoce. Seguono Cuneo e Alessandria, con circa 11.600 e 9.600 casi, mentre altre province come Novara, Biella e Asti registrano oltre 4mila unità ciascuna. Anche in aree meno popolate, come Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola, i numeri restano significativi.

Per quanto riguarda il Mild Cognitive Impairment, Torino si conferma la provincia con il dato più elevato, con oltre 38mila casi stimati. Cuneo e Alessandria seguono con circa 9.600 e 7.600 casi, rispettivamente. Le altre province mostrano valori variabili tra i 3mila e i 6mila casi. Questi dati, provenienti dall’Istituto Superiore di Sanità, evidenziano l’importanza di interventi mirati per prevenire e gestire la demenza.

  • Difficoltà a ricordare informazioni appena apprese
  • Ripetizione di domande a breve distanza di tempo
  • Dipendenza crescente da promemoria e dispositivi esterni
  • Smarrimento in luoghi abituali o confusione sul tempo
  • Cambiamenti insoliti nel comportamento e nell’umore

La prevenzione e l’informazione sono strumenti essenziali per affrontare la demenza.
Il potenziamento dei servizi è cruciale per supportare le famiglie e i caregiver.

Alessandro Santandrea

Guida la redazione e ne definisce la linea. Segue in prima persona i temi di attualità e cronaca, con attenzione ai fatti verificati e alla chiarezza.

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Alessandro Santandrea
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