Il ministero della Giustizia ha risposto all’interrogazione di Riccardo Magi riguardante le intercettazioni di colloqui tra avvocati e assistiti nel carcere di Perugia, ma i dettagli restano vago. Secondo quanto emerso, le attività di intercettazione sono state autorizzate nell’ambito di un procedimento penale concernente una professionista forense sottoposta a indagine per gravi ipotesi di reato. L’autorità giudiziaria competente aveva autorizzato l’intercettazione dei colloqui tra l’indagata e un detenuto dalla stessa assistito.
Colloqui registrati in quattro sale, ma non si sa quanti siano stati effettivamente registrati
La procura ha registrato colloqui anche estranei all’inchiesta in corso, e non è possibile determinare con precisione il numero effettivo dei colloqui diversi da quelli autorizzati eventualmente registrati. Secondo quanto emerso, le intercettazioni sono state disposte su tutte le quattro sale destinate ai colloqui tra detenuti e difensori, a causa dell’impossibilità di conoscere in anticipo quale sala sarebbe stata utilizzata per il colloquio di interesse, mantenendo totale segretezza investigativa. La relazione specifica che le captazioni estranee all’oggetto dell’autorizzazione non sono state utilizzate ai fini investigativi né processuali, e i relativi contenuti non risultano trascritti, riassunti o valorizzati negli atti di indagine. Il pg di Perugia ha escluso qualsiasi forma di impiego processuale delle captazioni e ha provveduto ad aprire un fascicolo per approfondire le questioni emerse.
Il ministero ha aggiunto che arriveranno risposte chiare e trasparenti non solo all’avocatura, ma a tutti i cittadini.
Il Consiglio Superiore della Magistratura, investito della conoscenza di possibili captazioni illecite durante i colloqui tra avvocati e assistiti nel carcere di Perugia, ha avviato un’istruttoria per fare piena luce sulla vicenda, accertare la veridicità di quanto denunciato e individuarne i responsabili.
Le dichiarazioni del Csm sull’ingerenza nel rapporto tra avvocati e assistiti
Le consigliere del Csm Isabella Bertolini, laica, e Bernadette Nicotra, togata di Mi, hanno sottolineato che ogni ingerenza nel rapporto confidenziale tra avvocati e propri assistiti è quanto mai grave, e spesso la sanzione della inutilizzabilità, soprattutto se tardiva, non è sufficiente, perché interviene dopo che l’autorità giudiziaria è venuta a conoscenza di dialoghi riservati, con grave pregiudizio per le garanzie difensive dell’imputato oltre che per la parità di armi nel contraddittorio. La questione, dunque, continua ad avere contorni assai vaghi, anche se il pg di Perugia ha escluso qualsiasi forma di impiego processuale delle captazioni e provveduto ad aprire un fascicolo per approfondire le questioni emerse.
- Le intercettazioni sono state autorizzate in un procedimento penale.
- Le captazioni non sono state utilizzate ai fini investigativi.
- Il Csm ha avviato un’istruttoria per chiarire la vicenda.



