La fiera Lineapelle, conclusa ieri a Fiera Milano, ha visto la pelle toscana presentarsi al mondo con un mix di tradizione e innovazione. Il distretto di Santa Croce, noto per produrre la pelle più bella e preziosa al mondo, ha sfruttato l’evento per mostrare le sue capacità e il potenziale di crescita. Tuttavia, il clima generale resta segnato da tensioni geopolitiche e costi energetici in aumento, che pesano sul settore. La fiera è stata vista come una vetrina strategica, ma il vero banco di prova resta la conversione dell’interesse in ordini concreti.
Un settore in cerca di ripresa
La filiera della pelle, come ben noto, porta sulle spalle il peso di una crisi ancora tutt’altro che risolta. Nonostante i segnali di ripresa emersi nel corso del 2026, il settore rimane in attesa di un rimbalzo concreto. I dati raccolti durante la fiera indicano un interesse crescente, soprattutto per le proposte innovative, ma la conversione in contratti di fornitura è ancora un obiettivo lontano. La qualità del Made in Italy ha calato le sue carte, in attesa che i segnali di stima si traducano in reali accordi.
La ricerca tecnologica come motore
Riccardo Bandini, presidente dell’Associazione Conciatori di Santa Croce, ha sottolineato la centralità della ricerca tecnologica come motore della manifestazione. Secondo Bandini, i numeri indicati dall’organizzazione della fiera risultano soddisfacenti in termini di presenze e movimento, rappresentando un primo dato interessante. Tuttavia, è necessario attendere per capire come questo interesse si tradurrà in risultati concreti per le aziende. Le concerie registrano l’interesse riscosso, soprattutto sul fronte dell’innovazione.
Intanto, il presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola, Michele Matteoli, ha espresso soddisfazione per l’edizione di Lineapelle, ma ha anche ricordato che il vero banco di prova resta la capacità di convertire l’attenzione in volumi d’affari. “I nostri imprenditori sono tutti soddisfatti di questa edizione”, ha sottolineato Matteoli. La speranza di ripresa c’è, ma il quadro geopolitico internazionale non aiuta. La fiera ha ribadito la forza del distretto conciario, ma il futuro dipende da come i mercati globali reagiranno. La pelle aspetta il rimbalzo, ma il tempo si fa sempre più corto. La filiera, con la sua capacità di coniugare tradizione artigianale e innovazione, continua a rappresentare un pilastro dell’economia toscana. La fiera ha dato un segnale di ottimismo, ma il vero test è ancora in arrivo. La palla passa ora ai mercati globali, pronti a valutare l’effettiva forza del Made in Italy.



