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venerdì 18 Settembre 2026

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Migranti trasferiti nel porto di Ceuta, tensioni e spari in aria

Migranti trasferiti nel porto di Ceuta, tensioni e spari in aria. Operazione segnata da corse e interventi delle forze di polizia.

Il 18 settembre 2026, migliaia di migranti sono stati trasferiti dalle spiagge di Trampolín e Benítez verso un nuovo centro di accoglienza allestito nel porto di Ceuta, in un’operazione segnata da tensioni, corse e interventi delle forze di polizia. L’operazione, iniziata poco dopo le 6:30, ha visto la partecipazione di diverse pattuglie della Guardia Civil, incaricate di radunare i migranti e accompagnarli a piedi per circa due chilometri fino alla nuova struttura. L’area portuale, che può ospitare circa 1.800 persone, è diventata il nuovo hub per l’accoglienza di un gruppo di oltre 4.000 migranti, in attesa da mesi di un posto sicuro.

Un’operazione in tensione

L’intervento si è complicato fin dalle prime fasi. Quando i primi gruppi sono arrivati nella zona della spiaggia di Benítez, dove si trova un altro insediamento, si sono uniti alle persone che già si trovavano lì, facendo aumentare rapidamente il numero di migranti diretti verso l’area portuale. A pochi metri dalla spiaggia si sono registrati momenti di forte tensione e confusione: parte della folla ha iniziato a correre e la Polizia Nazionale ha dovuto rafforzare il controllo sui movimenti del gruppo. In questo contesto, alcuni agenti hanno sparato in aria, mentre cercavano di contenere la folla.

La struttura può ospitare solo 1.800 persone, mentre i migranti superano le 4.000. La cifra precisa sarà disponibile solo al termine dei trasferimenti e della registrazione di tutte le persone nel nuovo centro. Molti migranti vivevano da un mese e mezzo in strada, in condizioni precarie, in attesa di un posto in uno dei centri.

Un piano di accoglienza in emergenza

Si tratta del quinto spazio di accoglienza temporanea predisposto dal Governo per far fronte alla crisi aperta dopo l’ingresso di più di 70.000 persone dal Marocco nei giorni 30 e 31 luglio. L’operazione ha visto un aumento esponenziale del numero di interventi nel porto, passati da 80 a oltre 1.000 in 50 giorni. Il vicepresidente di Ceuta, Alejandro Ramírez, ha accusato il Governo di aver improvvisato e ha lamentato che “si è fatto tutto in fretta”.

La decisione è arrivata dopo che l’Autorità portuale di Ceuta si era rifiutata di mettere lo spazio a disposizione. L’area interessata dal nuovo centro è passata sotto il controllo del Governo centrale il 5 settembre, quando il ministero dei Trasporti, guidato da Óscar Puente, ha assunto il controllo di una parte del porto per installare le strutture nella zona del molo di Poniente. La struttura allestita nel porto è considerata un’infrastruttura critica per la città autonoma e destinata ad accogliere circa 1.700 migranti. Tuttavia, il Sindicato Unificado de Policía (SUP) ha ribadito che “il porto non è un luogo sicuro” e ha espresso preoccupazioni per la sicurezza delle persone. Ana Alarcón, portavoce del SUP, ha dichiarato che “se dovesse accadere qualcosa, chiederemo che vengano accertate le responsabilità”.

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