Il problema dei precari e dei supplenti in Italia rimane un tema di forte dibattito, soprattutto nel settore scolastico. Secondo dati recenti, nel 2026 sono state effettuate 37.430 assunzioni su 46.642 autorizzate, con un fabbisogno di circa 118 mila supplenze. La segretaria generale della Federazione lavoratori della conoscenza, Cgl nazionale, Gianna Fracassi, spiega che il motivo principale è l’enorme quantità di contratti a tempo determinato assegnati. Anche se si tenta di coprire i posti con assunzioni a tempo indeterminato, in molte regioni, soprattutto al Centro Nord, non si riesce a soddisfare la domanda.
La differenza tra organico di diritto e organico di fatto
Per comprendere meglio la situazione, è necessario chiarire la differenza tra organico di diritto e organico di fatto. L’organico di diritto rappresenta il numero di posti stabili, mentre l’organico di fatto indica i posti effettivamente coperti. La linea che separa i due concetti è fondamentale: quando si assume a tempo indeterminato, si parla di organico di diritto, altrimenti si assegna una supplenza a termine. Questo sistema ha portato a un alto numero di precari, con circa 200 mila posti non coperti in tutta Italia.
La forbice tra assunti e supplenti è diventata una voragine, soprattutto per gli insegnanti di sostegno. Lo scorso anno, oltre 140 mila contratti sono scaduti, causando un aumento del fabbisogno di supplenze. In alcune regioni, le graduatorie sono esaurite, e il personale con i titoli necessari non riesce a coprire i posti vacanti. Questo ha portato a un sistema in cui i posti rimangono scoperti, richiedendo supplenze e creando meccanismi a cascata che si chiudono a settembre.
La soluzione proposta è fissare un numero di assunzioni che risponda al fabbisogno reale, garantendo la copertura di tutti i posti vacanti.
Un sistema in equilibrio instabile
Un esempio concreto è il caso di chi ha un “spezzone” di posto e decide di accettare una cattedra intera, o chi è supplente e preferisce un posto di ruolo o una sede migliore. Questo fenomeno ha reso il sistema ancora più instabile, con un alto turnover di personale. La questione rimane complessa, ma la chiarezza su come si gestisce l’organico potrebbe rappresentare un primo passo verso una soluzione duratura. Trasformare l’organico di fatto in organico di diritto significa riconoscere che un posto che serve ogni anno è un posto stabile. Questo cambiamento potrebbe ridurre il numero di precari e supplenti, migliorando la stabilità del sistema scolastico italiano. La situazione richiede una revisione strutturale, ma la chiarezza su come si gestisce l’organico potrebbe rappresentare un primo passo verso una soluzione duratura.



