La campagna di scavi alla Delizia di Belfiore si avvicina alla conclusione, con l’ultima fase del progetto che si svolgerà a fine settembre. Ideato e diretto dalla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara, il progetto è interamente finanziato dal Comune di Ferrara. Gli scavi, che hanno visto la partecipazione attiva di studenti e volontari, hanno portato a importanti scoperte, tra cui un’ulteriore ‘camera da butto’ che potrebbe restituire un ricco patrimonio di reperti.
Un progetto partecipativo e coinvolgente
La campagna di scavo in corso, particolarmente estesa, si è resa necessaria per unire le aree già indagate e restituire una planimetria finalmente leggibile e organica del complesso. Gli studenti non sono stati semplici spettatori: dopo la formazione e la partecipazione alle campagne di scavo, sono stati coinvolti anche in attività di approfondimento e divulgazione, dalla realizzazione di podcast e presentazioni alla restituzione pubblica dei risultati raggiunti. Questo approccio partecipativo ha reso il progetto unico nel suo genere, come ha sottolineato il sindaco Fabbri.
La storia della Delizia di Belfiore, costruita da Alberto d’Este attorno al 1388, fu successivamente ampliata e modificata da Lionello, Borso ed Ercole I. Saccheggiata e data alle fiamme dai veneziani nel 1483 durante la Guerra del Sale, la struttura cadde progressivamente in rovina a partire dal 1654, diventando una cava di materiali da costruzione fino a scomparire del tutto. Gli scavi, che hanno visto la collaborazione tra il Gruppo archeologico ferrarese e l’associazione di volontariato archeologico Hydria, hanno restituito buona parte delle zone nord ed est della Delizia, chiarendone le diverse fasi costruttive.
La sorpresa più rilevante è la scoperta di un’ulteriore ‘camera da butto’, un vano interrato utilizzato in antico per lo smaltimento di rifiuti e stoviglie. Lo scavo del vano è attualmente in corso e gli esperti confidano che possa restituire un ricco patrimonio di oggetti e reperti, replicando i fortunati ritrovamenti della seconda campagna. Le visite guidate, curate dagli archeologi Flavia Amato e Maurizio Molinari, si svolgeranno sabato 19 settembre con questa cadenza oraria: 9.30, 10.30, 11.30 e 12.30.
Un progetto per la tutela dei beni culturali
Il progetto ha visto il supporto di importanti enti, tra cui la Provincia di Ferrara, il Consorzio di Bonifica di Ferrara e il Centro internazionale didattica della storia dell’Università di Bologna. L’iniziativa ha saputo catturare l’interesse scientifico e ha reso evidente l’importanza di coinvolgere scuole e cittadinanza nella tutela dei beni culturali. La consapevolezza e la conoscenza, soprattutto delle nuove generazioni, sono fondamentali per la salvaguardia del patrimonio storico.
La campagna sul campo è realizzata a cura del Gruppo archeologico ferrarese che, quest’anno, vista l’estensione delle attività, è stato affiancato anche dall’associazione di volontariato archeologico Hydria. L’iniziativa ha visto inoltre il fondamentale supporto della Provincia di Ferrara (proprietaria dell’area), del Consorzio di Bonifica di Ferrara (che fornisce ogni anno le recinzioni necessarie per delimitare gli scavi) ed ha saputo catturare l’interesse scientifico del Centro internazionale didattica della storia dell’Università di Bologna. La pubblicazione di un volume scientifico e l’organizzazione di una mostra aperta al pubblico sono gli obiettivi fissati per il futuro. Gli studenti, grazie a questo progetto partecipato, la storia sta tornando alla luce.



