Due omicidi, un veleno, un’ipotesi confermata dagli investigatori: si tratta del caso di Pietracatella, dove la ricina potrebbe aver causato la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Gli esperti del Koch Institute di Berlino, coinvolti nelle perizie da parte della procura di Larino, hanno rilevato tracce del veleno negli alimenti sequestrati, che avrebbero portato alla morte delle due donne, ma non di Gianni Di Vita, che era presente ma non è stato colpito. L’ipotesi, però, non è ancora definitiva e attende il rapporto ufficiale dell’istituto tedesco.
Indagini in corso e testimonianze in arrivo
Le indagini, condotte da una squadra di investigatori, hanno già ascoltato circa 200 persone, con un focus particolare sulle relazioni personali e familiari. Tra le testimonianze più recenti, quella della cugina di Gianni, Laura Di Vita, che è stata riconvocata per la sesta audizione. Altre figure sono state sentite, tra cui Loredana, un’altra cugina che vive a Pietracatella, e Monia, professoressa all’istituto agrario di Riccia e amica di Gianni. L’obiettivo è ricostruire il movente, che sembra intrecciarsi con una pista passionale.
Un’amica di Antonella indagata per favoreggiamento
Nel fascicolo della procuratrice Elvira Antonelli, è stata indagata una persona per favoreggiamento. Si tratta di un’amica di Antonella Di Ielsi, che avrebbe rivelato di aver sentito la moglie di Gianni, già dal 2019, parlare del divorzio. La donna non avrebbe raccontato questa informazione, che potrebbe essere rilevante per comprendere i motivi dell’omicidio. L’indagine si concentra anche su un’altra figura, Maria Antonietta, vicepreside del classico in cui studia Alice, sorella maggiore di Sara, e moglie di Giampiero Mastrogiorgio, l’infermiere che somministrò le flebo a madre e figlia a Santo Stefano.
Il caso di Pietracatella rimane un mistero in parte ancora da chiarire, ma i dati raccolti e le analisi in corso sembrano indicare un’ipotesi sempre più concreta: il veleno negli alimenti. L’avvocato di Gianni, Vittorino Facciolla, ha spiegato che l’incrocio tra i dati delle analisi sugli alimenti e i 131 prelievi effettuati a luglio potrebbe confermare o escludere il veicolo che ha portato alla morte di Sara e Antonella. Gli investigatori attendono il rapporto ufficiale per dare una risposta definitiva.
Le analisi degli alimenti e i prelievi sono fondamentali per chiarire l’ipotesi della ricina. L’incrocio tra i dati raccolti potrebbe fornire una risposta definitiva. La donna che ha rivelato il divorzio potrebbe aver dato un indizio cruciale. L’indagine si concentra anche su un’altra figura, Maria Antonietta, che ha un ruolo rilevante nel caso.
Il caso di Pietracatella rimane un esempio di come le indagini possano seguire tracce complesse, ma la certezza degli investigatori sul veleno negli alimenti sembra crescere con ogni nuovo elemento raccolto. La verità, però, attende ancora il rapporto ufficiale e le ulteriori testimonianze, che potrebbero aprire nuovi scenari. La comunità locale, intanto, attende con ansia una risposta definitiva su un episodio che ha scosso l’intero territorio. La situazione è in continua evoluzione, con nuove testimonianze e analisi in corso. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire il movente, che sembra legato a relazioni personali e familiari. La certezza degli investigatori sul veleno negli alimenti si basa su dati concreti, ma la risposta definitiva arriverà solo con il rapporto ufficiale.



