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sabato 19 Settembre 2026

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Economia

La curva dei rendimenti si appiatta: cosa significa per i mercati e le banche

La curva dei rendimenti si appiatta, con il Treasury al 5%. Cosa indica per l’economia e le banche.

La curva dei rendimenti si appiatta, segnando un cambiamento significativo nel mercato obbligazionario. Il rendimento del Treasury decennale ha superato il 5,02%, il livello più alto dal 2007, mentre la distanza tra i titoli a breve e a lunga scadenza si riduce. Questo fenomeno, noto come bear flattening, indica un aumento rapido dei tassi a breve e medio termine rispetto a quelli a lunga scadenza. La Federal Reserve ha alzato i tassi di 25 punti base il 16 settembre, portandoli tra il 3,75% e il 4%, segnando il primo rialzo dal 2023. La decisione, guidata da Kevin Warsh, è stata motivata dal desiderio di accelerare il ritorno all’obiettivo di inflazione del 2%.

La curva dei rendimenti e il prezzo del tempo

La curva dei rendimenti mette in relazione le scadenze dei titoli di Stato con il rendimento che offrono. In condizioni normali, chi presta denaro per trent’anni chiede una remunerazione più alta di chi lo presta per cinque anni, a causa delle incognite sull’inflazione futura, sulla vendita del titolo e sull’andamento economico. Quando la distanza tra scadenze lunghe e brevi si comprime, significa che il prezzo del tempo sta cambiando. Questo fenomeno ha conseguenze dirette sulla redditività delle banche, che si basano sulla differenza tra i tassi di raccolta e impiego.

Un movimento inaspettato nel mercato obbligazionario

Il movimento nel mercato obbligazionario americano sta passando in secondo piano rispetto alle notizie sui tassi, ma ha conseguenze concrete. Il differenziale tra il titolo a trent’anni e quello a cinque anni, che a dicembre 2025 superava i 100 punti base, si è ridotto sensibilmente nel corso dell’anno. Questo fenomeno, noto come bear flattening, si verifica quando l’inflazione si rivela più persistente del previsto e la banca centrale stringe la politica monetaria. La Federal Reserve ha alzato i tassi di 25 punti base il 16 settembre, portandoli tra il 3,75% e il 4%, segnando il primo rialzo dal 2023. Secondo Tiffany Wilding di PIMCO, il comitato ha motivato la decisione con la volontà di favorire un ritorno più rapido all’obiettivo di inflazione del 2%.

Il movimento era già iniziato prima della riunione. Martedì il rendimento del Treasury decennale ha superato il 5,02%, il livello più alto dal 2007. La soglia del 5% era stata oltrepassata l’ultima volta nell’ottobre 2023, ma soltanto per una giornata. A spingere i rendimenti sono stati i timori sull’inflazione alimentati dalla corsa del greggio, con il Brent sopra i 107 dollari al barile dopo gli attacchi alle infrastrutture petrolifere saudite.

Conseguenze per le banche e l’economia

Le banche vivono della trasformazione delle scadenze: raccolgono a breve e impiegano a lungo. Quando la distanza tra i due estremi si riduce, quel margine si comprime. La conseguenza non riguarda solo i conti degli istituti. Con margini più stretti, le condizioni di erogazione del credito tendono a irrigidirsi, per semplice logica di ottimizzazione della redditività. Meno credito disponibile significa meno carburante per la crescita degli utili aziendali, con effetti che si propagano ai mercati azionari e in particolare ai settori più dipendenti dal ciclo del credito.

È un meccanismo lento, che non produce effetti nell’arco di una seduta di Borsa, ma che agisce con una logica riconoscibile nei trimestri. L’appiattimento della curva dei rendimenti segnala un cambiamento nel comportamento dei mercati, che potrebbe influenzare la crescita economica e la stabilità finanziaria. Il fenomeno, pur non essendo un evento improvviso, indica un’evoluzione che richiede attenzione da parte degli investitori e degli operatori finanziari.

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