Valeria Fossatelli, esperta di comunicazione e intelligenza artificiale, ha lanciato un allarme: «Il rischio è che, per comodità, cominciamo tutti a parlare come lei» (o lui). L’esperta, co-creatrice dell’influencer artificiale Francesca Giubelli, ha sottolineato come l’adozione massiccia dell’AI stia modificando radicalmente il modo in cui ci esprimiamo, rischiando di ridurre la ricchezza del linguaggio umano. L’intervista, pubblicata il 19 settembre 2026, ha messo in luce i cambiamenti culturali e tecnologici che stanno accompagnando l’espansione dell’intelligenza artificiale.
Un linguaggio che si uniforma
«L’AI ha alzato il pavimento delle competenze, ma rischia di abbassare il soffitto», ha detto Fossatelli. L’esperta ha sottolineato come l’uso diffuso di strumenti come ChatGPT o Claude stia portando a una standardizzazione del linguaggio, con una riduzione del diverso e della ricchezza espressiva. «Pensare che tutti sappiano usare l’AI perché possono aprire ChatGPT o Claude è come dire che tutti abbiamo una penna, ma non tutti sappiamo scrivere», ha aggiunto. Questo fenomeno, secondo lei, rischia di ridurre la varietà e la profondità del discorso, portando a una lingua franca dell’AI.
Il rischio è che, per comodità, cominciamo tutti a parlare come lei
Valeria Fossatelli ha anche parlato del dibattito che coinvolge Anthropic, Elon Musk e Donald Trump, sottolineando come l’AI non sia più un argomento solo per informatici, ma un tema politico, industriale e geopolitico. «La domanda è: chi ha il diritto di stabilire la velocità del futuro?», ha chiesto. L’esperta ha sottolineato l’importanza di governare la tecnologia, senza disinnescarla, come si fa con la lavatrice.
Identità e estetica artificiale
La creazione di Francesca Giubelli, l’influencer artificiale, ha permesso a Fossatelli di esplorare il tema dell’identità digitale. «Non volevamo un avatar neutro: Francesca è romana, credente e legata a valori tradizionali», ha spiegato. L’esperta ha anche parlato dell’estetica artificiale, sottolineando come i filtri e i sistemi generativi stiano uniformando i volti e modificando l’immagine dell’essere umano. «Rischiamo di modificare l’umano perché assomigli al virtuale», ha osservato, mettendo in guardia contro un possibile ribaltamento semiotico.
«Francesca è stata citata in tesi universitarie e nelle scuole abbiamo parlato di deepfake», ha aggiunto Fossatelli. L’esperta ha sottolineato come i deepfake possano mettere in dubbio anche il vero, se non vengono riconosciuti come artefici. «Mi inquieta di più arrivare a non credere nemmeno al vero», ha detto, sottolineando l’importanza del patto con il pubblico: se l’artificio viene nascosto, si produce una falsa percezione di realtà. «Nel punto in cui l’efficienza comincia a sottrarci esperienza», ha concluso Fossatelli, ricordando che l’uso continuo dell’AI non deve portare a una perdita di tempo e di esperienza. «Uso l’AI continuamente, ma non voglio che ogni spazio della vita diventi qualcosa da ottimizzare», ha detto, sottolineando che la vera sofisticazione sarà decidere quando non usarla.



