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sabato 19 Settembre 2026

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Salute

Microplastiche e ftalati in baby food: 8 su 10 prodotti controllati e contaminanti in tutte le puree

Nuovi test di Consumer Reports rilevano microplastiche in tutte le puree e ftalati in 8 su 10 alimenti per bambini negli Stati Uniti.

Un test condotto da Consumer Reports ha rivelato la presenza di microplastiche in tutte le puree analizzate e ftalati in 8 su 10 alimenti per bambini acquistati negli Stati Uniti. L’indagine, condotta su 48 prodotti, ha evidenziato livelli di metalli pesanti in calo ma anche la diffusione di sostanze chimiche potenzialmente dannose, come ftalati e microplastiche. I risultati, seppur preoccupanti, mostrano anche alcuni miglioramenti rispetto a studi precedenti.

Contaminanti in aumento, ma metalli pesanti in calo

Secondo i dati raccolti, il 96% dei prodotti analizzati ha mostrato concentrazioni di metalli pesanti inferiori alle soglie di attenzione stabilite da Consumer Reports. Tuttavia, la presenza di ftalati e microplastiche rimane un problema significativo. I ftalati, sostanze chimiche utilizzate come plastificanti, sono stati rilevati in 81% dei prodotti, con alcuni livelli associati a effetti negativi sulla salute. La presenza di microplastiche, invece, è stata rilevata in tutte le puree esaminate, con concentrazioni variabili a seconda del tipo di confezionamento.

Le microplastiche sono state trovate in tutte le puree, ma non solo in quelle in plastica.

Le analisi hanno rilevato microplastiche in tutte le 15 puree testate, con una variazione di dimensioni tra 15 e 500 micrometri. La maggior parte delle particelle era compresa tra 15 e 25 micrometri, ma il metodo utilizzato non ha permesso di individuare frammenti più piccoli. I prodotti con le concentrazioni più elevate di microplastiche sono stati tre: Gerber Organic Plant Protein Banana Berry and Veggie Smash Purée with Oats, Parent’s Choice Stage 1 Baby Food Carrot Purée di Walmart e Beech-Nut Stage 2 Turkey, Butternut Squash, Corn, Spinach. Anche i prodotti in vasetti di vetro hanno mostrato la presenza di microplastiche, sebbene in quantità inferiori rispetto a quelli in plastica.

Le microplastiche identificate comprendevano poliammide, poliuretano, politetrafluoroetilene, polietilene e polipropilene. I ricercatori non hanno analizzato direttamente la composizione degli imballaggi, quindi non è possibile stabilire con certezza la fonte delle particelle. Tuttavia, si ipotizza che possano provenire dal contatto tra alimento e rivestimento, o durante la produzione attraverso macchinari o utensili utilizzati dagli addetti.

Precauzioni per ridurre l’esposizione

Alternare la dieta e ridurre l’uso di plastica a casa è una strategia efficace.

Per ridurre l’esposizione ai contaminanti, gli esperti di Consumer Reports raccomandano di variare la dieta dei bambini, evitando l’affidamento esclusivo a un solo tipo di cereale o ortaggio. È consigliabile alternare cereali diversi, non limitarsi al riso, e variare frutta, verdura e fonti proteiche. Inoltre, si suggerisce di preferire confezioni non in plastica, ridurre l’uso di utensili e contenitori di plastica a casa e proporre alimenti ricchi di ferro, come legumi, carne e pesce, per limitare l’assorbimento del piombo.

Nonostante i dati siano preoccupanti, Consumer Reports non raccomanda di eliminare gli alimenti analizzati dalla dieta dei bambini. La presenza di quantità misurabili di un contaminante non implica necessariamente un rischio per la salute, soprattutto quando non vengono superate soglie sanitarie riconosciute. La strategia più efficace per ridurre l’esposizione rimane l’alternanza alimentare e la varietà nella dieta dei bambini. La questione delle microplastiche e dei ftalati nei baby food rimane un tema delicato, soprattutto per i neonati e i bambini piccoli, che mangiano di più in rapporto al loro peso corporeo e attraversano una fase di rapido sviluppo. Servono ulteriori studi per chiarire l’effettivo impatto delle esposizioni alimentari, ma i dati attuali indicano la necessità di un maggiore controllo e regolamentazione per garantire la sicurezza degli alimenti per l’infanzia.

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