Venerdì mattina a Perugia si è svolto un convegno organizzato dalla Camera degli Avvocati Internazionalisti, su iniziativa dell’avvocato Antonio Coaccioli, con il patrocinio degli Ordini professionali degli Avvocati e dei Commercialisti di Perugia e della Associazione Internazionalizzazione Commercialisti ed Esperti Contabili (AICEC). L’evento, che ha registrato oltre 100 partecipanti in presenza e da remoto, ha affrontato il tema della legislazione doganale quale baricentro della compliance nel commercio internazionale, in un contesto in cui il Parlamento Europeo ha approvato il nuovo Codice doganale, licenziato favorevolmente lo scorso 3 settembre dal Consiglio dell’U.E. La discussione ha visto interventi di esperti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli della Direzione interregionale di Toscana e Umbria, con un focus su come le imprese e i professionisti devono adattarsi alle nuove normative.
Compliance e digitalizzazione: chiavi per il commercio internazionale
La dottoressa Angela Bruno, tra i maggiori esperti in tema doganale della Direzione ADM Toscana e Umbria, ha sottolineato come le imprese presenti sui mercati internazionali e i professionisti che le affiancano non possano ignorare il “linguaggio” doganale. “Si deve possedere una buona padronanza della lingua inglese e competenze nel campo della digitalizzazione”, ha evidenziato. La classificazione delle merci, il concetto di Origine, le Convenzioni internazionali sul valore e tutti gli strumenti condivisi dalle Autorità doganali nel mondo sono funzionali ad una azione costantemente in tensione tra due poli: contrasto dell’illegalità e riconoscimento della compliance.
La nuova riforma doganale dell’Unione Europea disegna un futuro in cui la non conformità suggerisce colpa o dolo e la compliance da parte delle imprese è data per scontata.
La legislazione doganale è diventata un elemento chiave per la compliance nel commercio internazionale. L’evoluzione normativa è improntata all’affidabilità degli operatori: al momento dei controlli si presuppone che l’operatore economico sappia sorvegliare tutta la filiera e abbia già effettuato delle verifiche autonome. In questo contesto, il commercialista è chiamato a svolgere un ruolo sempre più qualificato, affiancando l’impresa non soltanto sotto il profilo fiscale, ma anche nella costruzione di sistemi di controllo e di compliance adeguati alle sfide dei mercati internazionali.
Le novità del nuovo Codice doganale e il ruolo dei TCT
Un’altra importante novità prevista dal nuovo Codice Doganale dell’Unione è l’istituzione dello status di Trust & Check Trader (TCT), che potenzierebbe il partenariato tra imprese e autorità doganali. L’ottenimento dello status TCT esigerà non soltanto la compliance a tutto tondo degli operatori, ma altresì la trasparenza digitale. Le aziende dovranno dotarsi di sistemi capaci di interfacciarsi con il nuovo Centro Doganale Digitale dell’Unione, condividendo in real time i dati relativi alla circolazione delle merci. In particolare, i TCT avranno la facoltà di svincolare e controllare le merci per conto delle autorità, il diritto a una priority line in caso di interruzione dei flussi commerciali per situazioni emergenziali, valutazioni positive in sede di risk assessment e la possibilità di determinare l’obbligazione doganale periodicamente.
Il nuovo quadro normativo ridisegnerà profondamente il sistema dei controlli e degli adempimenti per gli operatori economici.
La nuova riforma doganale dell’Unione Europea disegna un futuro in cui la non conformità suggerisce colpa o dolo e la compliance da parte delle imprese è data per scontata. In questo contesto, il commercio internazionale vive una stagione di complessità e necessita di un approccio multidisciplinare: una pianificazione efficace, sicura e conforme si può ottenere solo integrando i vari aspetti che interessano l’intero processo di scambio delle merci, dalla produzione alla logistica, dalla contrattualistica ai profili tributari ed extratributari.



