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sabato 19 Settembre 2026

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Cronaca

Test rapidi non causarono morti in Veneto, afferma Giorgio Palù nel processo per diffamazione

Giorgio Palù smentisce legame tra test rapidi e morti in Veneto nel processo per diffamazione contro Ranucci e giornalisti di Report.

Oggi, 18 settembre, si è svolta un’udienza al processo per diffamazione contro Sigfrido Ranucci e due giornalisti della trasmissione di Rai 3, Danilo Procaccianti e Andrea Tornago. L’imputato è Roberto Rigoli, ex coordinatore delle microbiologie della Regione Veneto, accusato di aver avuto un ruolo determinante nell’acquisto di tamponi rapidi attraverso appalti milionari, con conseguenti ipotesi di morti causate dal virus. L’ex presidente dell’Aifa, Giorgio Palù, ha smentito l’ipotesi di un legame tra i tamponi e i decessi della seconda ondata, affermando che «i test rapidi non causarono morti in Veneto».

Test rapidi non causarono morti, afferma Palù

Palù, ex membro del Cts e presidente dell’Agenzia del Farmaco, ha spiegato che «non c’è correlazione fra i decessi riscontrati nella seconda ondata della pandemia e l’utilizzo dei tamponi rapidi». Secondo lui, l’efficacia dei test rapidi è sovrapponibile a quella dei test molecolari, e l’uso di questi ultimi ha permesso un contenimento dell’infezione grazie al tracciamento puntuale. «Queste informazioni erano facilmente reperibili anche quando la nota trasmissione televisiva decise di realizzare il servizio incriminato», ha aggiunto Palù. Non vedo un legame fra l’utilizzo dei test rapidi e il numero delle morti registrate. Palù ha sottolineato che l’uso dei test rapidi non ha avuto alcun effetto sulle morti in Veneto dovute al Covid 19. L’episodio, che ha visto la trasmissione di Rai 3 al centro di un dibattito pubblico, continua a suscitare interesse e dibattito nel settore sanitario e giornalistico.

Beltramello: test rapidi alleggerirono il lavoro

Accanto a Palù, ha deposto anche Claudio Beltramello, epidemiologo e ex assessore alla salute a Castelfranco. Ha spiegato che «test rapidi e test molecolari non hanno la stessa accuratezza, ma una volta ottenuta la certificazione C.E., l’utilizzo dei primi fu favorito dal fatto che le microbiologie, soprattutto nel corso della seconda fase dell’infezione, erano oberate di lavoro». Beltramello ha sottolineato che «fra un esame pronto in pochi minuti e uno che richiede almeno 5 giorni, si preferirono i test rapidi, che alleggerirono non di poco il lavoro».

Beltramello ha anche raccontato di aver parlato con Procaccianti, spiegando che «Roberto era un mio amico personale e che Rigoli, già finito sotto inchiesta, non stava bene dal punto di vista medico». Il giornalista ne ha preso atto e non ha più richiamato Beltramello. Le accuse nei loro confronti erano di concorso in falso ideologico e turbativa d’asta. La prossima udienza del processo, fissata per il 30 ottobre, sarà l’occasione per ascoltare i tre imputati, che si sottoporranno all’esame del tribunale. Palù, che vive a Oderzo, ha sottolineato che «non vedo un legame fra l’utilizzo dei test rapidi e il numero delle morti registrate».

Il processo, che vede la Rai come responsabile civile, è in corso a Treviso. La sentenza riguardante Rigoli e Patrizia Simionato, direttrice di Azienda Zero, è già stata emessa, con l’assoluzione immediata per l’innocenza dimostrata. La vicenda, che ha visto la trasmissione di Rai 3 al centro di un dibattito pubblico, continua a suscitare interesse e dibattito nel settore sanitario e giornalistico.

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