La stagflazione, un mix di inflazione persistente e crescita economica in declino, potrebbe diventare una realtà nel 2027. I prezzi energetici, in particolare il petrolio WTI, hanno superato la soglia dei $100 al barile a causa di un blocco del gasdotto saudita Est-Ovest e del controllo degli Houthi sullo stretto di Bab el-Mandeb. Questi eventi geopolitici hanno ridotto la produzione saudita ai minimi da tre decenni, creando uno shock d’offerta che alimenta l’inflazione. Al tempo stesso, la Federal Reserve, guidata da Kevin Warsh, sembra mantenere un atteggiamento hawkish, con un voto unanime per un ulteriore rialzo dei tassi da 25 punti base. Questo scenario complica la gestione del portafoglio, poiché le politiche monetarie tradizionali non riescono a risolvere entrambi i problemi.
La sfida della stagflazione
La stagflazione rappresenta un dilemma strutturale per le banche centrali. In una recessione classica, i tassi vengono ridotti per stimolare la domanda, ma in un contesto di inflazione elevata, abbassare i tassi potrebbe alimentare ulteriormente i prezzi. Al contrario, mantenere i tassi alti per controllare l’inflazione potrebbe aggravare la recessione. La Federal Reserve, con il PCE che si attesta al 3,3%, non ha margini per allentare la politica monetaria, nonostante buona parte dell’inflazione provenga da fattori esterni come il caro-energia. Questo crea un’incertezza crescente sulle proiezioni di crescita e sui possibili effetti sull’economia reale.
La politica monetaria si trova in un vicolo cieco. La convergenza hawkish del FOMC, con un voto unanime per un ulteriore rialzo dei tassi, indica una maggiore coerenza interna nel comitato. Tuttavia, questa decisione potrebbe comprimere la domanda interna, aggiungendo una pressione deflazionistica sull’economia reale. Il dot plot, che indica almeno un ulteriore rialzo entro fine 2026 e un plateau nel corso del 2027, suggerisce una politica monetaria che non si adatta alle complessità del contesto attuale.
Strategie per proteggersi
Per affrontare un contesto di stagflazione, è necessario diversificare il portafoglio e adottare strumenti che offrano protezione sia contro l’inflazione che contro una possibile recessione. I TIPS, ovvero i Treasury americani indicizzati all’inflazione, sono un’opzione valida per preservare il potere d’acquisto. Al tempo stesso, i Treasury a lunga duration, come quelli replicati dall’ETF TLT, potrebbero apprezzarsi in caso di recessione, offrendo un’alternativa ai titoli azionari che potrebbero soffrire. Per i risparmiatori italiani, i BTP rappresentano un’alternativa da valutare, considerando il differenziale di rendimento rispetto ai Bund tedeschi e l’ancoraggio all’area euro.
La gestione del portafoglio richiede una visione a lungo termine. Nonostante la stagflazione non sia certa, il rischio di un’evoluzione simile al 2027 è crescente. I mercati potrebbero reagire con volatilità se le aspettative dei prezzi divergono dalle proiezioni ufficiali. Per evitare decisioni emotive in un momento di crisi, è importante pianificare in anticipo e adottare strategie che siano resilienti a diversi scenari. La stagflazione, se si materializzerà, potrebbe rappresentare un test significativo per i portafogli, ma con una strategia ben definita, è possibile mitigare i rischi.



