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domenica 20 Settembre 2026

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Olivia Wilde e il suo ritorno al cinema: una rinascita creativa e personale

Olivia Wilde torna al cinema con due film che esplorano l’amore, il sesso e le relazioni moderne.

Olivia Wilde, attrice e regista, ha trovato un nuovo equilibrio tra lavoro e vita personale, grazie a due film che esplorano temi di relazioni, sesso e identità. Il suo ritorno al cinema è stato accompagnato da una maturità artistica e una capacità di fregarsene di certi aspetti che una volta le pesavano. I due progetti, The Invite e I Want Your Sex, sono stati presentati al Sundance Film Festival lo scorso gennaio e hanno segnato un annus mirabilis per l’artista. La prima, The Invite, è un remake del film spagnolo Sentimental, mentre la seconda, I Want Your Sex, è l’ultimo lavoro del regista Gregg Araki, incentrato su una relazione BDSM tra un’artista e il suo assistente. Wilde non solo recita, ma dirige entrambi i film, dimostrando una versatilità rara nel mondo del cinema.

Una maturità artistica e una scelta di non fregarsene

«Sento di essere maturata fino a un punto in cui capisco quello che faccio, e mi diverto molto di più a farlo», ha detto Wilde, riferendosi al suo lavoro su entrambi i film. La sua capacità di fregarsene di certi aspetti che una volta le pesavano è diventata un elemento chiave del suo successo. I due ruoli – uno una parodia di sé stessa come egomane, l’altro un’artista sexy che era come «il diavolo sulla mia spalla» – l’hanno aiutata a liberarsi di una certa autocoscienza che ammette di aver provato davanti alla macchina da presa in passato. «Non è solo la parte migliore della tua carriera: sei perfetta per questo ruolo», ha commentato un collega, riconoscendo la sua abilità nel rendere i personaggi verosimili e profondi.

Un processo creativo che ha coinvolto molti

Il processo di creazione di The Invite ha comportato molte conversazioni sulle proprie esperienze, paure e rimpianti, e su cosa costituisca una relazione sana e duratura dopo che lo slancio iniziale della passione si trasforma in qualcosa di più complicato. Wilde ha riunito i suoi colleghi attori e gli sceneggiatori, e il gruppo ha passato due settimane a lavorare sul materiale. Questo approccio collaborativo ha reso il film non solo divertente, ma anche molto personale. Ogni volta che qualcuno contribuiva con un’idea interessante, gli sceneggiatori iniziavano a incorporarla nella sceneggiatura. Quando è iniziata la produzione, avevano cambiato radicalmente The Invite in qualcosa che sembrava meno un remake e più al 100 per cento cosa loro.

Il film che ne è risultato ha ottenuto una standing ovation al Sundance e una guerra di offerte conclusasi con l’acquisto da parte di A24 per 12 milioni di dollari. Wilde ha insistito per un’uscita nelle sale come parte del suo accordo, sospettando che le divagazioni estremamente schiette e divertenti del film avrebbero funzionato meglio davanti a persone sedute insieme al buio. Ha avuto ragione: The Invite è diventato una sleeper hit, dopo essere arrivato nelle sale americane quest’estate. «Condividere quelle conversazioni in un contesto pubblico è qualcosa per cui ci sentiamo ancora un po’ nervosi», ha detto Wilde. «Ma è proprio il nervosismo a renderlo divertente».

Olivia Wilde, con la sua capacità di fregarsene di certi aspetti e la sua maturità artistica, ha trovato un nuovo equilibrio tra lavoro e vita personale. Il suo ritorno al cinema è stato accompagnato da una serie di progetti che esplorano temi complessi e spesso trasgressivi, ma sempre con una profondità emotiva. Il suo successo non è solo un risultato artistico, ma anche una testimonianza di una crescita personale e professionale. «Non è stato Miles Davis a dire: “Ci vuole una vita per trovare il proprio suono”?», osserva Wilde. «Sento di essere maturata fino a un punto in cui capisco quello che faccio, e mi diverto molto di più a farlo. Sono molto rilassata in questo. Spero solo di poter continuare così».

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