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domenica 20 Settembre 2026

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Cronaca nera

Susy Aponte Polo, giornalista peruviana uccisa mentre denunciava corruzione

Giornalista peruviana uccisa durante campagna elettorale, allarme sulla libertà di stampa

Susy Aponte Polo, una giornalista di 44 anni, è stata uccisa in Perù durante una campagna elettorale, un episodio che ha riaccendere l’allarme sulla libertà di stampa nel Paese. La donna, conosciuta come “La China Polo”, aveva denunciato minacce di morte ricevute da tre carceri e aveva puntato il dito contro i vertici della polizia. Nove giorni dopo aver segnalato sui social la ricezione di minacce, è stata assassinata in un mercato andino mentre faceva campagna elettorale per la candidatura alla guida del governo regionale di Áncash.

Un’arma rubata e un movente inesplorato

L’omicidio è avvenuto poco dopo mezzogiorno a Caraz, una città della regione andina di Áncash, a nord di Lima. Un uomo armato le ha sparato alla testa, ferendo altre cinque persone. Alcune ore più tardi, la polizia ha arrestato un cittadino venezuelano trovato in possesso di una pistola Glock. L’arma risultava rubata a un agente nel novembre 2023, ma non è chiaro se sia stata utilizzata nell’omicidio. Il movente dell’attentato è ancora oggetto d’indagine.

Aponte Polo aveva già denunciato, attraverso il suo sito di informazione “China Polo Dominical”, episodi di corruzione all’interno della polizia e aveva accusato alcuni alti ufficiali di essere coinvolti in sequestri, narcotraffico e estorsioni. Nove giorni prima dell’omicidio, aveva raccontato di aver ricevuto telefonate da tre istituti penitenziari in cui le era stato segnalato un piano per ucciderla. La donna aveva attribuito la minaccia al capo della Direzione investigativa criminale della polizia, Víctor Revoredo Farfán, e aveva sostenuto di aver già denunciato tutto alle autorità.

La decisione di riassegnare il dirigente è avvenuta poco dopo l’omicidio, ma non è chiaro se ci sia un collegamento.

Un contesto di tensioni e un allarme nazionale

Il 20 settembre, la Gazzetta ufficiale del Perù El Peruano ha pubblicato una risoluzione con la quale Víctor Revoredo Farfán è stato riassegnato dalla guida della Dirincri alla Direzione degli Affari internazionali. Il provvedimento, motivato con «necessità del servizio», riguarda ventitré generali. Per ora, non risultano elementi che collegino la decisione all’omicidio. Il Consiglio della stampa peruviana ha chiesto l’apertura di un’indagine approfondita, ricordando che gli assassinii di altri giornalisti non sono stati ancora chiariti. Il Perù non è un Paese per giornalisti: nel 2025 ne sono stati uccisi quattro, il numero più alto registrato dall’inizio del secolo. Nello stesso anno, l’Associazione nazionale di categoria del Perù ha censito 458 attacchi contro cronisti e mezzi d’informazione. L’omicidio di Susy Aponte Polo rappresenta un ulteriore episodio di una situazione preoccupante per la libertà di stampa nel Paese.

La giornalista aveva conquistato notorietà sui social attraverso il suo sito, dove pubblicava inchieste e denunce su presunti episodi di corruzione nei comuni e in altre istituzioni pubbliche. Nove giorni prima dell’omicidio, aveva raccontato di aver ricevuto alcune telefonate provenienti da tre istituti penitenziari durante le quali le sarebbe stato segnalato un piano per ucciderla. Aponte Polo aveva attribuito la minaccia al capo della Direzione investigativa criminale della polizia, Víctor Revoredo Farfán, sostenendo di avere già denunciato tutto alle autorità.

La sua determinazione a denunciare la corruzione ha costituito un elemento chiave nel suo lavoro, ma ha anche esposto la sua vita a rischi.

Il 15 settembre scorso aveva partecipato al dibattito organizzato dal Jurado Nacional de Elecciones tra gli aspiranti governatori della regione. Solo quattro giorni dopo è stata assassinata mentre faceva campagna elettorale. La donna aveva rivolto accuse molto gravi ad alcuni alti ufficiali della polizia, sostenendo che fossero coinvolti in sequestri, narcotraffico ed estorsioni. «Non ho paura, signor Revoredo», aveva ammonito la giornalista con il suo stile vulcanico in un video con quattrocento condivisioni e altrettanti commenti di supporto.

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