Vinicio Marchioni, attore, regista e scrittore, ha espresso un concetto profondo: «Il protagonista è sempre il tempo, sia nelle storie che nella vita». Questa frase, ripetuta durante un’intervista, sintetizza una riflessione che accompagna la sua carriera da oltre trent’anni. Dopo quasi 30 anni di attività, il premio Hystrio per l’interpretazione di Riccardo III rappresenta un riconoscimento significativo, il primo nella sua storia per il teatro.
«Il ruolo di una vita per qualunque attore», ha detto Marchioni parlando del personaggio di Riccardo III, un duca crudele e seducente. L’interpretazione, che ha portato al premio, ha reso evidente come il tempo, attraverso i personaggi, rivelasse le profondità dell’animo umano. «Le cronache parlano di Riccardo come di un cavaliere e un guerriero, mentre analisi del suo scheletro mostrano solo una scoliosi. Ma, tolta la gobba: dove è il Male? Lucifero, che ne è l’incarnazione, è il più bello tra gli angeli», ha spiegato, rivelando una visione poetica del personaggio.
Il segreto è invecchiare presto
«Il segreto è invecchiare presto. D’altronde, dopo 30 anni di mestiere, ho capito che è sempre il tempo il protagonista: delle storie che recitiamo come della vita che abbiamo vissuto. Da riconquistare sempre, facendo pulizia dei personaggi che sei stato», ha concluso Marchioni, rafforzando il concetto centrale del suo discorso. Le finestre che si aprono
«Sempre finestre che si aprono attraverso le persone che incontri», ha detto Marchioni, parlando delle figure che hanno influenzato la sua vita e la sua carriera. Dalla figura di Giuseppe Marini, insegnante di recitazione, a Antonio Latella, regista che ha scardinato l’immaginario collettivo, ogni incontro ha aperto nuove porte. «Il resto è storia?», ha chiesto, riferendosi al successo ottenuto con Romanzo criminale, che lo ha reso noto al pubblico.
Vinicio Marchioni ha anche parlato dei momenti difficili che ha affrontato lungo la sua carriera, come l’incidente in sella e il tumore benigno. «La volta che, su un set, su un cavallo piuttosto bizzoso, ho perso il ritmo della cavalcata e, partito come una pallina da flipper, sono atterrato sulla sella fratturandomi la sinfisi pubica. Ma anche la malattia: il tumore tanto amplificato dai media. Che, ci tengo a dirlo qui, era benigno, un encondroma: e infatti si è risolto subito. Anche se sono stati sei mesi di analisi e ansie», ha raccontato.
Inoltre, Marchioni ha parlato della sua balbuzie, un incidente di percorso che ha dovuto affrontare. «Parlando di incidenti di percorso, lei ha combattuto anche contro la balbuzie. «Anche di lei parlo nel libro. Direi che tutto capita non per caso. Bisogna risalire a un prof di italiano che al liceo mi fece scoprire i libri e la parola: Dostoevskij, Orwell e 1984 , l’endecasillabo di Dante. L’amore per la letteratura mi portò ai classici spettacolini scolastici dove per la prima volta non mi impicciavo parlando», ha spiegato.
Vinicio Marchioni ha anche parlato della sua famiglia, sottolineando l’importanza del ruolo di padre. «Vita, per lei, cos’è? «Fare il papà, il lavoro più complicato e criticato del mondo. Non devi mai dimenticarti come erai tu alla loro età (ha due figli di 13 e 15 anni, ndr) e che, comunque, qualunque cosa ti dicano, passerà. Devi dare fiducia, permettere che scoprano da soli la vita. Ma anche far capire che tu per loro ci sei sempre», ha detto. Come era alla loro età? «Innanzitutto, con le idee meno chiare. Confuso e abbastanza rabbioso. Supponente, anche: pensi di sapere tutto e non sai nulla. Cambiano le generazioni, e la tecnologia ancora di più, ma sempre lì sei: l’essere umano non evolve poi così tanto», ha concluso.
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