Il festival Agape 2ᵃ – Le sfumature dell’Amore si conclude venerdì 25 settembre al Museo d’arte Alfonso Frangipane, con un programma che unisce teatro, arte e ricerca linguistica. L’evento, promosso dal Comune di Reggio Calabria nell’ambito del progetto “ReggioFest2026: cultura diffusa”, si avvia alla conclusione dopo una serie di appuntamenti incentrati sulla contaminazione tra corpo e parola, sulla memoria e sull’identità greca della Calabria. Tra i momenti più significativi del festival, la performance “I agricì piszilìa” – La bellezza selvaggia, che mette in relazione natura, movimento e dimensione poetica della lingua grecanica, e il laboratorio “Pietre sociali”, che trasforma pietre in elementi scenografici per un teatro naturale e parlante.
Teatro e lingua: un dialogo tra passato e presente
La Compagnia Teatrale BA17, con la direzione artistica di Angelica Artemisia Pedatella, ha portato avanti una ricerca che utilizza il teatro come strumento di attraversamento della memoria e di rilettura del patrimonio culturale calabrese. L’attenzione alla lingua grecanica, in particolare, ha rappresentato un filo conduttore per molti appuntamenti. La lingua greca di Calabria, pur essendo stata duramente colpita nel corso del ‘900, ha saputo resistere e oggi viene riconosciuta come materia viva capace di generare nuove forme artistiche. Il laboratorio “Pietre sociali”, condotto da Silvana Esposito, ha visto i partecipanti trasformare pietre in superfici su cui dipingere emozioni e accogliere parole in lingua grecanica, trasformandole in oggetti “sonori”.
Alle ore 17,30, nel Museo Frangipane, sarà presentata “Theòrema”, performance di poesia visiva in lingua grecanica con il poeta Gianfranco D’Aguì. L’evento, condotto da Angelica Artemisia Pedatella e D’Aguì, nasce dalla ricerca sulla poesia greco-calabra e sulla sua eredità immateriale. Le parole diventano immagini, azioni e gesti, mentre la poesia si apre alla dimensione performativa, in un incontro tra linguaggio, corpo e spazio.
Un’esperienza immersiva tra natura e cultura
La performance “I agricì piszilìa” – La bellezza selvaggia, invece, si svolgerà dalle ore 19, con tre repliche a turnazione. L’esperienza immersiva, fruibile attraverso visori multimediali, mette in relazione natura, movimento e dimensione poetica della lingua grecanica. L’evento, che chiude il festival, rinnova la vocazione di Agape a fare del teatro un luogo di incontro, conoscenza e ricomposizione della memoria collettiva, riportando al centro la lingua, i paesaggi e le radici della Calabria greca.
Il festival, sostenuto da vari partner come il Circolo Culturale Apodiafazzi, Galbatir, P.i.c. Cassiodoro, il Liceo Campanella-Preti-Frangipane, l’Associazione Muricello, l’Associazione Fata Morgana, il Museo d’Arte Frangipane e il Comitato di quartiere Reggio Calabria Sud, è stato presentato dalla Compagnia Teatrale BA17. La direzione artistica è affidata a Angelica Artemisia Pedatella, mentre la supervisione organizzativa è curata da Silvana Esposito. Il patrimonio immateriale della Calabria ha un valore incommensurabile, ma oggi rischia di essere meno tutelato. “Abbiamo bisogno di tornare all’identità, fatta di storie, miti, canti e memorie”, ha commentato Pedatella, illustrando quanto portare il grecanico sulla scena significhi restituirgli uno spazio contemporaneo, permettendogli di continuare a parlare, a trasformarsi e a incontrare nuovi pubblici.



