Una medica imprenditrice ugandese, Comfort Peace Ayikoru, ha sviluppato un dispositivo tecnologico per proteggere i neonati prematuri, un progetto che nasce da una tragedia personale e si basa su una pratica medica tradizionale potenziata con innovazione digitale. La startup BuriCare, fondata da Ayikoru, si propone come soluzione accessibile e resiliente per i bambini nati in condizioni critiche, in contesti in cui le risorse sanitarie sono limitate. L’idea, nata da un’esperienza traumatica durante la pandemia, ha già visto la vendita di 1.280 dispositivi direttamente alle famiglie, a un prezzo di 16 dollari ciascuno.
Un’esperienza che ha cambiato la vita
La storia di Comfort Peace Ayikoru inizia con una tragedia: durante la pandemia, ha visto morire una neonata a causa di un blackout in un ospedale ugandese privo di terapia intensiva neonatale. L’esperienza ha lasciato un segno profondo, spingendola a cercare soluzioni per salvare i neonati prematuri. «Ho capito che alcune morti neonatali non sono inevitabili, ma sono legate alle lacune dei sistemi che dovrebbero proteggere i bambini più vulnerabili», racconta. Questo ha portato alla nascita di BuriCare, un progetto che unisce medicina, tecnologia e innovazione.
La sua visione è nata da un’esperienza personale e si basa su una pratica medica conosciuta ma non sufficientemente sfruttata.
La tecnologia al servizio della salute materna
BuriCare si basa sulla pratica della marsupioterapia, detta anche Kangaroo Mother Care, una tecnica raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per i neonati prematuri o di basso peso alla nascita. La pratica prevede il contatto pelle a pelle tra il bambino e la madre o un caregiver, almeno otto ore al giorno. La letteratura scientifica ha dimostrato che questa pratica può aumentare i tassi di sopravvivenza fino a un terzo, ridurre le infezioni e prevenire l’ipotermia.
Il marsupio di BuriCare è realizzato con materiali ipoallergenici ed ecocompatibili, e integra biosensori per monitorare parametri vitali come temperatura, frequenza cardiaca e saturazione dell’ossigeno. Il dispositivo, chiamato pro, si connette tramite Bluetooth a un’app per smartphone e tablet, permettendo al genitore o al caregiver di consultare i parametri in tempo reale. Se un parametro supera una soglia configurata, il dispositivo attiva un allarme acustico e un segnale visivo sul display. L’app trasmette il valore anomalo all’operatore sanitario assegnato, che valuta la situazione e decide il da farsi.
Il dispositivo è progettato per funzionare anche in contesti con limitata accessibilità a tecnologie avanzate.
La startup BuriCare, nata in Uganda, sta cercando partner e investitori in Italia per espandersi e completare la validazione clinica, ottenere le certificazioni necessarie e avviare la produzione. La prima call, lanciata a maggio in occasione del Gitex Kenya 2026, ha raccolto 324 candidature da 23 Paesi, con un terzo di donne. BuriCare è una delle tre vincitrici assolute del programma quinquennale di accelerazione e internazionalizzazione sviluppato da Harmonic Innovation Group e Primo Capital Sgr. La prossima tappa è l’Italia, dove Ayikoru parteciperà a un roadshow tra Catanzaro, Roma e Milano per cercare collaborazioni con università, ospedali e aziende di dispositivi medici.
«L’Africa non è solo un mercato per tecnologie sviluppate altrove», afferma Ayikoru. «Abbiamo il talento e la creatività necessari per creare, validare e far crescere qui le soluzioni, per poi portarle nel mondo». La startup, che ha già venduto 1.280 dispositivi, si propone come esempio di innovazione africana in grado di rispondere a problemi reali, con un approccio che valorizza le risorse limitate e la resilienza. La sua storia è un esempio di come l’imprenditoria e la medicina possano unirsi per cambiare la vita di chi è più vulnerabile.



