Domenico Tallini, ex presidente del Consiglio regionale della Calabria, ha ricevuto un risarcimento per ingiusta detenzione, ma lo ha definito insufficiente e simbolico. La Corte d’Appello di Catanzaro ha accolto la sua richiesta, assegnando un risarcimento di circa 19mila euro, ma Tallini ha espresso amarezza per l’importo, che considera inadeguato rispetto alle sofferenze subite. L’ex esponente politico ha descritto la sua esperienza come un “inferno durato 1.385 giorni”, durante i quali è stato sottoposto a una gogna mediatica nazionale e ha visto compromessa la sua carriera politica.
Le dimissioni e la critica alle motivazioni
Tallini ha contestato le motivazioni dell’ordinanza relativa alle sue dimissioni dalla presidenza del Consiglio regionale, presentate quando è stato posto agli arresti domiciliari. Secondo l’ex presidente, le dimissioni non sono state il frutto di una scelta personale, ma una conseguenza della vicenda giudiziaria. «Mi sento dire che è stata una scelta personale che niente aveva a che fare con l’inchiesta», ha affermato, sottolineando che ha lasciato l’incarico per potersi difendere liberamente e non arrecare danno all’istituzione. Non può continuare a essere una pacca sulle spalle, un risarcimento “un tanto al chilo” alle indicibili sofferenze subite. Tallini ha espresso la sua frustrazione per il trattamento ricevuto, sottolineando che l’ingiusta detenzione ha avuto conseguenze profonde non solo per lui, ma anche per la sua famiglia e per la sua comunità.
Impatto politico e riforma dell’istituto
Tallini ha esteso il suo discorso alle conseguenze politiche della vicenda, sostenendo che l’ingiusta detenzione ha spezzato un’esperienza politica e decapitato una classe dirigente. «Non è certamente un caso se Catanzaro, da quel momento, ha subito continui scippi di funzioni e tanti finanziamenti destinati al Capoluogo sono stati dirottati verso altre città», ha osservato, riferendosi a un fenomeno che ritiene legato alla sua vicenda. L’ex presidente ha chiesto una riforma dell’istituto della riparazione per ingiusta detenzione, sostenendo che non può continuare a essere un risarcimento “un tanto al chilo”.
Non dovevo essere arrestato e non dovevo essere processato per il semplice fatto che non ho commesso alcun reato. Tallini ha ribadito la sua convinzione che la sua detenzione fosse ingiusta e che l’istituzione non abbia riconosciuto pienamente le conseguenze subite. «La mia è stata un’ingiusta detenzione», ha affermato, ricordando che la richiesta è stata accolta con il parere favorevole del procuratore generale, pur entro limiti economici che considera insufficienti. Tallini ha espresso fiducia nella magistratura, riconoscendo il ruolo di giudici disinteressati che hanno contribuito a chiarire la verità. «Grazie a giudici terzi, e quindi disinteressati all’obiettivo di annientarmi politicamente, è emersa la verità e sono potuto tornare a testa alta tra la mia gente», ha affermato, sottolineando il recupero della fiducia da parte dei suoi elettori.
- Risarcimento per ingiusta detenzione: 19mila euro
- Durata della detenzione: 1.385 giorni
- Dimissioni da presidente del Consiglio regionale: per difesa personale
- Critica all’istituto della riparazione per ingiusta detenzione
Tallini ha concluso dicendo che l’istituto della riparazione deve essere ripensato e riscritto, in modo da rappresentare un convinto e dignitoso atto riparatorio di uno Stato democratico che riconosce di avere sbagliato. «Non può continuare a essere una pacca sulle spalle», ha sottolineato, riferendosi al risarcimento ricevuto.



