L’assemblea capitolina ha approvato una mozione che punta a far riconoscere agli assegnatari di case a Monte Stallonara tutto ciò che hanno pagato per ottenere alloggi mai goduti. L’obiettivo è salvaguardare i soldi già versati e permettere alle famiglie di diventare pienamente proprietarie dopo circa 15 anni dal bando regionale. La mozione, a firma del presidente della commissione Patrimonio Yuri Trombetti, invita gli uffici dipartimentali e l’assessorato capitolino a eseguire i lavori tecnici necessari per realizzare gli allacci alla rete fognaria e al gas, e a calcolare i prezzi di acquisto degli alloggi basandosi sui costi di costruzione, non sulle tabelle dei prezzi massimi di cessione.
Un piano di zona fallito
Il piano di zona Monte Stallonara, costruito sui rifiuti, rappresenta il simbolo del fallimento dell’applicazione di una legge sull’edilizia agevolata. Dall’inizio degli anni Duemila, questa legge ha creato quartieri incompleti, senza fogne, strade e servizi di base. Inoltre, chi aveva diritto a una casa si è trovato estromesso per negligenze dei costruttori e mancato controllo delle amministrazioni, nonostante decine di migliaia di euro versati nelle casse delle cooperative, molte delle quali sono fallite.
Le famiglie di Monte Stallonara hanno rischiato di vedere comprate all’asta le case già in gran parte pagate. La politica interviene e potrebbe risolvere la situazione. Secondo le indagini risalenti a quasi 10 anni fa, le cooperative hanno gonfiato i prezzi perché non hanno sottratto il finanziamento milionario ricevuto dalla Regione Lazio. Inoltre, alcuni hanno firmato contratti di locazione con canone a libero mercato nonostante l’esistenza di vincoli.
Le famiglie sono state truffate, di questo bisogna tenerne conto.
Un passo verso la soluzione
La mozione tiene in considerazione tutte le cifre versate “a qualsiasi titolo” dai promissari acquirenti. L’atto del Centrosinistra appena approvato punta a che si facciano i calcoli “partendo dal costo di costruzione, non dai prezzi massimi di cessione aggravati da migliorie che, alla fine, non ci sono state” dice Trombetti. L’obiettivo è ridurre sensibilmente i costi finali di acquisto e permettere alle famiglie di rivendere gli appartamenti prima dei cinque anni imposti dalla legge. “Si invita a valutare l’opportunità di riconoscere tutte le somme versate a qualsiasi titolo da parte dei prenotatari/locatari, di determinare il valore degli immobili in base al costo di costruzione e non alle tabelle dei prezzi massimi di cessione e di svincolare gli assegnatari dalla possibilità di poter vendere solo dopo 5 anni dal rogito e dalla procedura di affrancazione” annuncia il consigliere Pd.
La soluzione arriva dopo anni di attesa e di abusi.
- Salvaguardare i soldi già versati dagli assegnatari
- Calcolare i prezzi di acquisto basandosi sui costi di costruzione
- Permettere la vendita degli alloggi prima dei cinque anni
- Indagare sui subaffitti irregolari
La polizia locale di Roma Capitale ha portato a termine un censimento e ha individuato casi di irregolarità. Questi saranno trattati con rigidità e le persone coinvolte saranno mandate via. Trombetti conclude: “In questi anni sui piani di zona ci siamo messi pancia a terra, prima con il gruppo di lavoro dedicato, poi modificando la legge regionale che è alla base di questa mozione.”



