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lunedì 21 Settembre 2026

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Politica

Lorenzo Pacini e i giovani disertori del Pd: una lotta di classe e una visione queer

Lorenzo Pacini critica la sinistra e i Giovani Democratici, sottolineando la lotta di classe e la sicurezza queer a Milano.

Lorenzo Pacini, candidato sindaco di Milano, ha lanciato un messaggio chiaro e diretto ai cittadini milanesi: «Convincere le persone che sono povere». Questo slogan, presente sulla sua piattaforma elettorale, sintetizza una visione politica radicata nella lotta di classe e nella difesa dei diritti dei più svantaggiati. Il libro «Una cosa di sinistra», edito da Ponte alle Grazie, rappresenta l’evoluzione delle sue posizioni, spostandosi da un linguaggio più informale e provocatorio a un approccio più istituzionale e pragmatico. Il testo, però, non si limita a critiche: Pacini propone un modello di governance che mira a ridurre la disuguaglianza e a riconoscere i diritti delle minoranze, inclusi i diritti queer.

La lotta di classe e la critica alla sinistra

Il libro di Pacini si concentra su una delle sue tematiche principali: la lotta di classe. «Si è compiuto il tradimento delle aspettative di chi sperava di poter vivere del proprio lavoro», scrive, riferendosi a una crisi che ha colpito la classe operaia e che ha reso la sinistra meno rappresentativa. Il candidato sindaco critica «innumerevoli professori in cattedra del centrosinistra» che, secondo lui, hanno «chiesto dichiarazioni di fede costituzionale agli eredi della destra fascista italiana», definendo questa battaglia come «una delle battaglie culturali più inutili della sinistra». Queste parole, seppur forti, trovano un sostegno in molti milanesi che sentono la politica distante dalle loro esigenze quotidiane.

La visione queer e la sicurezza nella città

Accanto alla lotta di classe, Pacini affronta anche la questione della sicurezza, ma non in modo tradizionale. Il candidato critica l’idea di una «sicurezza» che si basa su misure repressive e non su una vera protezione delle minoranze. «Le persone queer», dice, «sono la risposta a una città che non è sicura». Questa frase, ripresa da un video di Tommaso Goisis, ha suscitato dibattiti su come la città possa garantire la sicurezza a tutti i suoi abitanti, inclusi i queer. Pacini, pur non essendo un sostenitore del «woke», riconosce l’importanza di un approccio inclusivo e non discriminante.

Il libro di Pacini, pur non essendo un’opera di divulgazione, offre un’analisi dettagliata su come la città possa essere più giusta e più sicura. «Per me ne basterebbero dieci milioni di euro», dice, «ma comprendo che ognuno abbia i propri desideri e le proprie megalomanie». Questa frase, seppur ironica, riflette una visione realista e pragmatica, che mira a ridurre la disuguaglianza senza abbandonare le sue radici ideologiche.

La critica ai Giovani Democratici

Nonostante le sue posizioni radicali, Pacini non si distacca completamente dal Partito Democratico. Al contrario, critica i «Giovani Democratici», che lui definisce «disertori» per la loro mancanza di coerenza con i valori del PD. «I GD, quelli che vogliono disertare, quelli che trent’anni fa sarebbe stati fischiati da qualsiasi collettivo studentesco, sono in giro a fare un tour il cui slogan è: «Benvenut3 nel Paese Reale»», scrive. Questa critica, seppur dura, non è priva di una certa ironia, che riflette una tensione tra il vecchio e il nuovo nella politica milanese.

Il libro di Pacini, quindi, non è solo un manifesto politico, ma anche un tentativo di riconciliare le sue idee con una realtà sempre più complessa. «Fare la lotta di classe», dice, «è la cosa più importante». Questo, però, non significa abbandonare le questioni di genere o di identità. Al contrario, Pacini cerca di trovare un equilibrio tra l’azione concreta e la difesa dei diritti di tutti, inclusi i queer.

  • Convincere le persone che sono povere
  • Limitare la ricchezza a 50 milioni di euro
  • Proteggere i diritti delle minoranze
  • Combattere la disuguaglianza

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