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lunedì 21 Settembre 2026

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Nuovo pozzo a Acireale, acqua salubre e priva di patogeni. Regione chiede misure di protezione

Nuovo pozzo a Acireale, acqua salubre e priva di patogeni. Regione chiede misure di protezione

Acque termali salubri, il nuovo pozzo di Acireale è privo di patogeni

Le analisi effettuate sul pozzo termale scavato nell’area archeologica di Santa Venera al Pozzo hanno confermato che l’acqua è priva di microrganismi patogeni di valenza sanitaria. L’acqua, classificata come ipotermale salsobromoiodica e sulfurea, è risultata salubre e adatta all’uso termale. La relazione, firmata il 11 marzo scorso dall’Università di Messina, ha reso noto che i parametri analitici sono soddisfacenti, anche se alcuni valori sono alterati. Questi risultati sono stati resi noti attraverso una nota del dirigente generale delle Attività produttive, Dario Cartabellotta, inviata a diversi dipartimenti regionali e a enti come la Cassa depositi e prestiti.

La realizzazione del pozzo è parte di un progetto per la riqualificazione del complesso termale. L’obiettivo è completare le opere di presa e definire le aree di tutela assoluta e di rispetto del pozzo, necessarie per proseguire con le attività di riqualificazione del complesso termale. L’idea di realizzare un nuovo pozzo è scaturita dai cattivi risultati delle analisi effettuate nel 2024 sui tre che in passato servivano il complesso termale. Le indagini stabilirono che l’acqua era caratterizzata da una contaminazione batterica che rendeva impossibile l’uso per finalità termali.

Protezione del pozzo, la Regione chiede misure di salvaguardia

La Regione, a giugno, aveva espresso l’esigenza di proteggere il nuovo pozzo, considerato un passo fondamentale per la riqualificazione del complesso termale di Acireale. La nota di Cartabellotta ha richiesto al dipartimento Energia di individuare e progettare misure di protezione per il pozzo, al fine di garantirne la salvaguardia e la completa caratterizzazione della risorsa termale. L’attuazione delle azioni è necessaria per la prosecuzione delle attività di riqualificazione del complesso termale.

Le opere di trivellazione sono state affidate a una ditta locale per circa 78mila euro. L’iniziativa si collega al progetto di rilancio del complesso termale acese. La relazione allegata alle analisi effettuate dall’Università messinese è stata firmata l’11 marzo scorso. “Hanno confermato che trattasi di acqua ipotermale salsobromoiodica e sulfurea e che sono necessari ulteriori controlli analitici per evidenziare le variabilità stagionali della risorsa termale, come peraltro previsto dalla vigente normativa del settore delle acque minerali naturali”, scriveva Cartabellotta a giugno.

La realizzazione del pozzo rappresenta un passo avanti per la riapertura delle terme, ma il futuro del progetto dipende anche dall’arrivo di investitori interessati a finanziare l’opera. Il governo ha proposto un partenariato pubblico-privato, con 40 milioni di euro a carico del pubblico e un contributo minimo da parte del privato. Tuttavia, non è emerso alcun soggetto privato interessato a investire nel progetto. Ciò di cui finora non c’è stata traccia sono le aziende interessate all’investimento in regime di project financing.

La mancanza di interessati al finanziamento privato rappresenta un ostacolo per il completamento del progetto. Mentre per la località dell’Agrigentino, dopo un tentativo a vuoto, a giugno si è palesato un soggetto privato interessato – l’Rti Terme di Saturnia Spa – per Acireale non è stato così. La proposta del governo regionale per il sito acese è stata questa: 40 milioni di euro li mette il pubblico, poco di più dovrà metterli il privato. In città c’è chi dice che il bando sarebbe prossimo a ripartire, ma non mancano quelli che fanno notare come in passato si sia perso il conto delle promesse non mantenute sulla riapertura.

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